Questa volta è diverso!

Ti hanno preso in custodia ora, facendoti scivolare via su un lettino silenzioso, sbattevi leggermente nelle curve. L’infermiere che lasciava perplessa la tua mamma, era un uomo in transito, con le unghie dipinte, gentile.

Ora, mentre tu sonnecchi e il chirurgo ispeziona ancora una volta il tuo ventre delicato, io ti racconto una storia:
“Questa volta, non è come le altre!”
Mi sono iscritta in palestra!
Mi sono presentata lunedi baldanzosa al cospetto di un ragazzino istoriato di bei muscoletti, ma non il mio tipo, troppo giovane. Cominciamo a lavorare, partiamo dal tapis-roulant, solo camminata veloce con pendenza, per ora niente corsa, poi squat, affondi, 3 serie da 20 ciascuno, io intanto respiro corto, poi cortissimo, poi assenza di respiro….. mi riprendo e poi la grande soddisfazione; le flessioni passando da appoggio delle ginocchia e poi tutta sollevata, 30!
“Ma sei sicura di non aver mai fatto palestra?”
“Guarda, mai per più’ di tre mesi, e comunque almeno 25 anni fa l’ultima volta”
“Ah, non mi era mai capitato che una ragazza (?) riuscisse così nel pusch up (ai nostri tempi le chiamavano “le flessioni”) alla prima volta!”
Ero bordeaux …
Ma tesoro, ti ricordi quando facevamo pilates insieme a casa tua? Eravamo un bel gruppetto, alle 8,30 del lunedì mattina, c’era anche mio marito, sempre molto moderato lui, e un po’ scettico, operato da poco di ernia al disco. Dopo 20 minuti di lavoro, una prima battuta, poi un’altra e giù a ridere, addominali a forza di risatine durante lo sforzo, e il nostro PT un poco infastidito … poi la fiera degli sbadigli ….uuaahhh, uno contagiava l’altro, poi caffè e partiva la giornata e la settimana.
Bè, non mi sono iscritta in palestra per la prova costume, né per dimagrire, questa volta è diverso, mi sono iscritta in palestra per contrastare la mollitudine che si sta impadronendo del mio corpo, come il Nulla in The Neverending Story, la mollitudine avanza, si appropria silenziosamente della mia pancetta, delle cosciotte, della parte sotto le braccia che trema come un budino e anche tutto il resto che ti immagini da sola.
Il giorno stesso uscita da lì non riuscivo a fare le scale, la mattina seguente camminavo come Pingù il pinguino,già meglio di Peppa Pig, per sedermi dovevo mettere la mano prima come gli operati di emorroidi, non vi dico per fare pipì! Il giorno dopo uguale identico, le scale della metro mi danno un’idea di come si senta una allegra signora di 85 anni, mio figlio addirittura si offre di portarmi la borsa! Dovevo essere veramente buffa da vedere. Ma questa volta è diverso, si, farò il triplo della fatica per la metà dei risultati, ma la scommessa è aperta,  resisterò fino all’estate?
Un sms arriva intanto dalla tua mamma, sei uscita, tutto è andato alla perfezione e io esco a baciare il primo che mi capita, corro incontro a mia figlia che ritorna da scuola e andiamo a festeggiarti con due grossi coni gelato!
Viva viva, Viva la vita!
Tua Persefone

2 pensieri su “Questa volta è diverso!

  1. Ieri ho visto al centro una giovane laureanda in psicologia, mi ha chiesto psicoterapia, è figlia di due pensionati, il padre era uno spazzino credo, è venuta da noi perché ha assistito a una presentazione all’università dell’AT da parte di due psicoterapeute: una alta e con gli occhi azzurri e una mora. Mi ha detto che è rimasta colpita dalla dolcezza dello sguardo di quella bionda (“ma anche l’altra era simpatica” ha aggiunto subito).
    Mi ha detto che hanno parlato delle diverse parti di noi e che lei si sente sempre un po’ genitore affettivo e un po’ bambina e che anche quella bionda le sembrava così. E io mi sono commosso, pensandoti lì in ospedale. Ho fatto fatica, ma sono riuscito a trattenermi. Avrei voluto che fossi davanti a lei ad abbracciarla e a farti abbracciare. E’ un bel tipo, un po’ ammaliante, morbida, con occhi vivacissimi, curiosa. Sono aggettivi che stanno bene anche a te.
    Poi ha detto che è andata a vedere il sito del centro, le nostre foto, le nostre interviste ecc. e ha scelto me. ovviamente non ho resistito a farmi dire come mai. Ma qui certo non lo dico. Però mi sono un po’ inorgoglito.
    Comunque volevo lo sapessi. Quando le ho detto il costo della terapia è sobbalzata, così sono corso ai ripari e le ho detto di chiedere ai suoi, che le pagano la terapia, quanto possono pagare, che io le verrò incontro. Poi magari fa la scuola di specializzazione.
    Volevo anche dirti che sono ammirato da tanto affetto e tanta amicizia che lega te e le tue amiche, so che nel dolore molti danno il meglio di sé, so che in queste situazioni raccogliamo dal profondo del cuore e portiamo a galla finalmente la profonda sensazione di appartenere al genere umano, so che riusciamo perino a trovare momenti di straordinaria gioia, come di vicinanza e condivisione, so che la gioia avvicina e il dolore unisce, e vedo che siete bellissime e piene di energia e vitalità. So che se anche eravate amiche da sempre, dopo, non sarete più le stesse.
    Intanto ti abbraccio, Gabriela, e un po’ anche tutte le altre che pure non conosco.
    Ti mando questa poesia della Dickinson, a me aveva dato fiducia

    Quando la notte è quasi compiuta
    e l’alba così vicina
    che possiamo toccare gli spazi
    è tempo di ravviarsi i capelli

    e preparare le fossette del riso
    e stupirsi di aver dato peso
    alla vecchia mezzanotte svanita
    che ci impaurì solo un’ ora.

    Un abbraccio … uno come quelli tuoi
    Giorgio

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    1. Rispondo io per lei, che non scrive più ma spesso legge. Grazie delle tue parole, grazie dibaverla descritta così, è priprio lei. E grazie per aver riconosciuto il legame che ci unisce tutte, che prima fra noi non ci conoscevamo se non in superficie e ira non ci lasceremo più. E un altro dei dono che lei ci ha fatto, uno dei tanti. Che ha un animo speciale la nostra dolce amica rara.

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