Uè fanciulla

Sai, bellezza, che non riesco ad abituarmi a che non ci sei.
Lo so eh che te ne sei andata, ma non diventa mai un pensiero immediato.
Oggi, in riunione, facevamo la programmazione per l’anno prossimo e, in qualche momento mi veniva da pensare “e Gabri cosa farà?”, “adesso arriverà”, “è’ in ritardo, strano. Solitamente è sempre puntuale..”.
E poi oggi mi arriva un messaggio di Ale, una vignetta simpaticissima sulla psicoterapia, mi dice che l’avrebbe mandato anche a te…
E allora penso che non sono l’unica a non abituarmi.

Però ci sei sempre tesoro, nel mio cuore, nei miei pensieri. Ci sei.
Ciao bella fanciulla.
Tua Silvia

Ehi ciao!

Ehi ciao ragazza!
già, perché tu rimarrai sempre giovane e noi invecchieremo….forse…

C’eri anche tu eh venerdì scorso?! Ce ne siamo accorte tutte, anche chi non ti conosceva.
Ci guardavi sorridente e controllante: “questo sì, brave così, però ce la fanno bene anche senza di me ste due s……”.
Hai visto che magnifiche donne! Hai sentito che potenza! Che forza!

Grazie tesoro grande, mia amata amica. Ci hai permesso anche questa esperienza.
E grazie per avermi lasciato in dono anche la stupenda Afrodite. Che regalo mi hai fatto!
Ci sei, sempre.
Con il bene che ti voglio.
Tua Silvia

Una canzone per te, per tutti

Sai tesoro, c’è il Festival di Sanremo. Non è che sia una notizia. Te lo perdi quest’anno e te lo sei persa l’anno scorso. E potrei giurare che tu non l’abbia mai visto. Ma c’è una canzone, quest’anno, di Fiorella Mannoia, che se tu l’avessi sentita, ecco, quel testo l’avresti voluto far ascoltare a tutte le persone che ti sono care. Lo facevi con “La cura” di Battiato. Credo che questo testo l’avresti letto ad alta voce a tutti. Forse l’avresti anche stampato e appeso allo specchio del tuo bagno. Ecco, lo condivido io. Anche per te. Ti voglio bene.

Tua Saida

Ho sbagliato tante volte nella vita
Chissà quante volte ancora sbaglierò
In questa piccola parentesi infinita quante volte ho chiesto scusa e quante no.
È una corsa che decide la sua meta quanti ricordi che si lasciano per strada
Quante volte ho rovesciato la clessidra
Questo tempo non è sabbia ma è la vita che passa che passa.
Che sia benedetta
Per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta
Per quanto sembri incoerente e testarda se cadi ti aspetta
Siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta
Tenersela stretta
Siamo eterno siamo passi siamo storie
Siamo figli della nostra verità
E se è vero che c’è un Dio e non ci abbandona
Che sia fatta adesso la sua volontà
In questo traffico di sguardi senza meta
In quei sorrisi spenti per la strada
Quante volte condanniamo questa vita
Illudendoci d’averla già capita
Non basta non basta
Che sia benedetta
Per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta
Per quanto sembri incoerente e testarda se cadi ti aspetta
Siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta a tenersela stretta
A chi trova se stesso nel proprio coraggio
A chi nasce ogni giorno e comincia il suo viaggio
A chi lotta da sempre e sopporta il dolore
Qui nessuno è diverso nessuno è migliore.
A chi ha perso tutto e riparte da zero perché niente finisce quando vivi davvero
A chi resta da solo abbracciato al silenzio
A chi dona l’amore che ha dentro
Che sia benedetta
Per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta
Per quanto sembri incoerente e testarda se cadi ti aspetta
E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta
A tenersela stretta
Che sia benedetta

Un anno senza te

Finalmente anche io trovo le parole per incontrarti. Oggi. Parole che mi vengono spesso, ma oggi no, oggi non venivano. Eccomi qui, di nuovo, a parlare con te, che tra poche ore, un anno fa, te ne andavi altrove. Che tra poche ore, un anno fa, ci mettevi davanti alla vita. Che con la tua morte, ci hai costretti tutti davanti a uno specchio. Tante cose sono cambiate in un anno, soprattutto è cambiato il modo in cui guardo a te, il modo in cui ti vedo, in cui ripercorro la nostra vita a due, le nostre dinamiche, i nostri errori e le nostre forze. E’ cambiato il modo in cui ti parlo. E anche le risposte che mi dai sono cambiate.

A volte la distanza serve a conoscersi meglio, sai?

Sei cambiata tanto in questo anno, sai amica? Finalmente sono riuscita a conoscerti meglio, a vedere quello che non volevi mostrare, a capire le tue sofferenze, le tue paure, le tue fragilità, le tue durezze.

Ho capito dove hai bluffato e, soprattutto, ho capito cosa ti è mancato. E quanto ti è mancato, gioia mia.

E’ tutto molto strano per me: finché eri qua in carne e ossa, con la tua sicurezza, la tua dolcezza, la tua fermezza, il tuo altruismo, non ti vedevo. Io non ti vedevo. Io non ti ho vista. IO NON TI HO VISTA. TI VEDO SOLO ORA. E ti voglio ancora più bene. Ma sono anche un po’ incazzata. Forse. Forse solo dispiaciuta senza fine.

  • Ma cosa stai dicendo, tatina? Non è vero che non mi vedevi, che non mi hai visto! Anzi, ci sei sempre stata…
  • Non è vero.
  • Ma come non è vero? Ma che cazzo dici?!
  • Non è vero, ma non è colpa mia. Ci ho messo un anno a capirlo, che non è colpa mia, intendo.
  • Ah. Capisco… Ora devo volare nel vento e tu devi cucinare la cena…
  • No, tu non voli da nessuna parte e mi ascolti. Oggi mi ascolti e non scappi. L’ultima volta che sei scappata hai combinato un gran casino sai? Siamo ancora tutti ammaccati, tristi, sconvolti, impauriti. Sta volta mi ascolti e basta.
  • …Cioè?…
  • Sei stata tu a nasconderti, a girare la frittata, a farti vedere molto più forte di quello che eri, a glissare quando un argomento non ti andava a genio. Alzavi quel cazzo di sopracciglio e cambiavi argomento. Mettevi un muro. Invalicabile. Ti facevi vedere forte e, a volte, ti facevi vedere vittima. Più vittima di quanto non fossi. E mi hai abbindolato sai? A volte ho creduto che tu avessi tutte le ragioni del mondo. Ma non è così.
  • Ti sto ascoltando. Ma vittima io mai.
  • Non alzare il sopracciglio, cazzo.
  • Mihiiii… Che peso eh!
  • Ascoltami, questa volta e poi basta ma ascoltami. Ci ho messo un anno a capire. Ho capito che è vero che tu sei la persona speciale, unica, bellissima della mia vita e della vita di molti altri. Ma mi hai, ci hai, preso in giro: potevi farti aiutare di più, potevi chiedere più aiuto, potevi piangere di più, potevi mollare la corazza e farti abbracciare. E invece hai sempre dato, abbracciato, sorretto tu, passando per quella che non aveva bisogno. Hai stretto la mascella. E combattuto guerre che potevi non combattere con tutta quella durezza. Se te lo si diceva, ti irritavi e chiudevi la porta. Andavi avanti a testa bassa. Come un toro incazzato. E io vedevo una donna fortissima, per me eri una roccia, la mia roccia, il mio riferimento. Ma l’hai pagata tu, sulla tua pelle. Hai pagato la tua fragilità travestendoti da leone. Hai rinunciato ad abbracci mostrando gli artigli. E io non ho potuto fare nulla per starti accanto. Starti accanto DAVVERO.

Un gattino bagnato che fa il leone, una donna ferita che si trasforma in un supereroe che salva il mondo. Che non ha bisogno di niente. E lo hai fatto anche bene. Ci hai donato tutto il bello di questo mondo. Tutto il bello e il vero dell’amicizia, del supporto. Ci hai sostenuto, contenuto, consigliato. Ci hai spronato. Ci hai dato la forza e il coraggio. Ci hai insegnato a non avere paura della vita. Ma tu? Tu non ti sei mai lasciata conoscere fino in fondo. Raramente hai mostrato la tua pelle scoperta. E invece avremmo tutti potuto curare le tue ferite. E invece. Invece no.

  • Ora ti vedo anche fragile, confusa, spaventata, furba nel tuo nasconderti dietro a una forza magnifica che però ti è costata troppo. Cazzo.
  • Mi dispiace.
  • Anche a me. Mi hai mollato qui e te ne sei andata via per sempre. Mi tocca scriverti per parlare un po’ con te. Ti rendi conto?! Mi tocca parlarti col pensiero ogni minuto, e tutte le cose che ho capito, tutto quel cazzo che potrei fare ora per starti accanto, non posso più farlo. Sei una STRONZA. Solo senza te accanto sono riuscita a vederti. Mi manchi, cazzo. Mi manchi! Ma non perché ho bisogno di te, mi manchi perché non posso più aiutarti. Mi manchi perché non posso più litigare con te. e poi fare pace. Ho capito tante cose in questo anno pazzesco. Tra queste anche che sono più forte io. PIU’ FORTE DI TE. Hai capito che cosa surreale? Io più forte di te! Fa ridere, fa riderissimo: io, quella che al primo starnuto tu correvi, quella che tu menavi e piegavi a terra con una chiave articolare, quella che le lacrime sono gratis e piange sempre. Io sono più forte di te. Una risata galattica. Ma che me ne faccio di questa forza se non posso più aiutarti, se non posso più dirti che a volte hai sbagliato, che non sempre le cose stanno come le vedi tu?!
  • Io l’ho sempre saputo. Tu sei sempre stata più forte di me. 
  • Io invece non l’ho mai pensato nemmeno per un attimo. Ho sempre creduto che la più forte fossi tu. Tu il mio sostegno, tu la mia guida. E lo sei stata eccome, senza te non ce l’avrei fatta! SENZA TE NON SAREI QUELLO CHE SONO. Ma non ti ho aiutato come avrei dovuto, anche prendendoti a sberloni IO, ogni tanto. Non, sempre, il contrario. Eri la mia guida… Cazzo eri il mio faro. Ma non vedevo te. ERI IL MIO FARO MA IO NON VEDEVO TE.
  • Tesorino, Saida, tesoro mio…
  • Stronza.
  • Pure tu però a parlarmi così, davanti a tutti. Mo’ basta eh. Calmati, ragiona: va tutto bene. Io qui dove sono sto bene. Sono in pace. I miei bimbi hanno un papà bravissimo. E io li vedo crescere sereni e circondati da amore. L’amore si è moltiplicato. Mi manca solo toccarli la sera, ma li sfioro con il vento. Il resto non importa. Sono serena. Finalmente.
  • E’ questo finalmente che un po’ mi fa girare il culo. Potevi esserlo prima. Ma potevi esserlo prima?
  • Ecco, appunto. Potevo esserlo prima? Chissà…
  • Già, chissà… Senti, tra poco è l’ora. Tra poco un anno fa te ne sei andata. Ma sta cosa volevo dirtela. Scusami se mi sono sfogata.
  • Hai fatto bene. Ti voglio bene.
  • Anche io ti voglio bene Ga, ora ancora più di prima. E niente… Ti scriverò.
  • Cosa prepari per cena?
  • Avocado e uova all’occhio di bue, non ho altro in casa.
  • Sai una cosa? Qua finalmente mangio benissimo e non devo nemmeno cucinare! Mangio nuvole, sorrisi, voci, sole, vento, abbracci, fiori, mare, onde, pioggia, prati, rugiada, giochi, risate, corse, sguardi… sono così serena…
  • Ti voglio un bene che crescerà ogni giorno, Gabriela. Non smetterò mai di parlare con te. Anche quando mi farai incazzare.
  • Lo so, abbi cura di te.

E così, tra qualche ora, te ne andrai. Di nuovo. Ci aspetta un nuovo anno insieme. Chissà come sarà. Sei nel mio cuore. Questa volta so che sarà per sempre. E sempre più intenso. Buon vento, gioia mia. Oggi va così.

Tua Saida

Tra poche ore, oggi, un anno fa

Quasi oggi, tra poche ore, un anno fa.
Te ne sei andata, il tuo corpo si è addormentato, per sempre.
Il tuo cuore ha smesso si battere, il tuo respiro si è interrotto, le tue manone ferme.
Che giorno atroce, quasi oggi, un anno fa.

Quante immagini, quante situazioni, quante emozioni, un’infinità di ricordi,
tanti giorni prima, mesi prima di quasi oggi, un giorno fa.
Solo qualche giorno prima chiacchieravamo ancora,
parlavamo di tutto, ridevamo.

E poi quell’abbraccio, sai quante volte ho ripensato a quel momento.
Ti avevo portato un regalo, l’hai guardato, buttato da parte e
e mi hai avvicinata a te con forza.
Ci siamo avvinghiate, non era una abbraccio, era una presa, un gancio.
Era stretto, pieno di affetto, di riconoscenza.
E’ stato il nostro saluto, senza parole.

Quanto mi manchi tesoro bello.
Quante cose avrei voluto fare ancora con te.
E quanti doni mi hai lasciato.
Delle amiche, divine, meravigliose.
La tua mamma, che volteggia e riesce ancora a sorridere, a volte.
Un’esperienza che mi ha cambiata, portata ancor più nella profondità.
Un ulteriore amore per la vita e per il presente.
E la necessaria capacità di lasciar andare, mi hai permesso di impararlo, si.
Ti sono grata, amica mia.

Tutto il mondo deve sapere, tutti dobbiamo ricordare che
tra poche ore, quasi oggi, un anno fa
te ne sei andata, il tuo corpo si è addormentato, per sempre.

Oggi, tra poche ore, è il tuo giorno, tesoro bello.
Il mio pensiero sarà rivolto a te, con il dolore della mancanza e con la gioia della tua presenza che hai lasciato in ogni dove e, soprattutto, dentro il cuore di noi che ti amiamo.

Tua Silvia

L’argilla, il dolore e la metafora del gatto

Ciao. Scusa il cattivo gusto (non so da voi ma qui è la notte di Halloween…). Ciao amore mio. Ciao amica mia. Eccomi. Strano. Quanto mi manchi. Quanto mi manchi proprio… Vivo senza te da mesi. E me la cavo molto bene. Vivo senza te ma mai, mai un attimo non sei con me. Sei con me in ogni gesto parola pensiero. Oggi ti scrivo perché oggi è tanto difficile. Oggi mi manca la tua risata disincantata, mi manca il tuo punto di vista divergente, mi mancano i tuoi abbracci con gli occhi azzurri e le mani grandi e le braccia lunghissime. Mi manca la tua carezza con quel sorriso che sembra una lacrima.

Quante cose ho fatto senza di te in questi mesi, quante volte avrei voluto raccontartele e ti ho sentito fiera di me. Quante volte ho pensato di non voler morire anche io, perché ho troppe e urgenti strade da percorrere. Quante volte mi son detta: brava. E ho sentito la tua voce al posto mio.

Sai, mi sono separata, e non è stato per niente facile, e ho pensato a te, chiedendomi cosa avessi passato tu. Ho pensato a te e a quello che io non avrei fatto nei tuoi panni e invece avrei fatto se fossi stata in te. E ho capito che non ho capito un cazzo… Perché ognuna di noi due aveva e ha debolezze e forze opposte. E poi perché siamo tutti bravi a giudicare finché non tocca a noi…

Ho pensato alle tue pene e ai tuoi dolori, temendo di ammalarmi come te. Desiderando, soprattutto, di non ammalarmi come te. Pensando che da tutta questa bruttura IO voglio uscirne viva. Non voglio che il mio corpo sia la spugna dei miei dolori. Non voglio. Eppure mi sento patologie marziane in ogni centimetro di me: tumori apocalittici, eczemi indicibili, affanni e aritmie da scalatore dell’Everest. A volte penso che, nel caso, vorrei offrirmi alla scienza per nuovi farmaci sperimentali. Quindi, poi, per esorcizzare, fumo una bella Marlboro rossa. La spengo e via, mi faccio percorrere da macchine ecografe curiose, raggi X indiscreti ed esami del sangue da piccolo chimico. E il responso è che STO BENE. Certo, sto bene, sto bene perché prima di tutto sono viva e vivo senza risparmio. Onoro questa vita come mi hai insegnato tu. Dio bono amica, chefaticadellamadonna PERO’.

Ho avuto e ho momenti bellissimi, soddisfazioni enormi, un mare di amore. Che ricevo e che dono. Sono una persona fortunata. Eppure genero anche dolore, dolore e rabbia. Rabbia a palate. Ma perché esistono persone che pensano a chi hanno amato come un’esclusiva proprietà? Perché esiste gente fragile che non sa lasciare andare? Perché ci sono uomini (anche donne ragionevolmente credo) che spendono la loro vita nell’odio dell’altro invece che nell’amore per se stessi e per il prossimo? Come sarebbe più facile e utile e giusto, amica mia, considerarci tutti unici e liberi, strade che si incontrano e marciano insieme per lunghi o brevi tratti e poi si separano senza astio… Siamo briciole infinitesimali di un microscopico attimo lungo la Storia di questo minuscolo pianeta, eppure ci affanniamo come se fossimo i re dei re, i sovrani del mondo… La vita dura un attimo, che ci sia di mezzo un cancro o un destino centenario. Un attimo da vivere in pace. Non voglio permettere che la mia persona sia il ricettacolo dell’odio altrui, non voglio camminare odiando il prossimo. E’ tutto così relativo e più semplice… Eppure pare un’utopia, generalmente tacciata di egoismo.

Oggi mi è venuta a trovare un’amica che non vedevo da vent’anni. Ritrovata sui social. E’ un’artista bravissima. Le ho acquistato due grandi fotografie e lei, dalla Puglia, me le ha portate di persona. L’ho presa in stazione, abbiamo pranzato a casa mia insieme, è ripartita Non so quando la rivedrò. Ma vale una vita l’impegno che ci abbiamo messo per fare sì che ciò accadesse. Siamo state brave. Energia spesa bene. Questo vale. Non gli insulti, le recriminazioni, la cattiveria reiterata…

Com’è difficile tesoro mio ricominciare un’altra vita serena, un’altra vita che non va CONTRO nessuno ma certamente ferisce… Perché essere vivi implica anche ferire ed essere feriti… E io lo sento il dolore che provoco, lo sento e non lo vorrei. E devo fare i conti col fatto che ci sia, accettarlo, rispettarlo. Ma non a costo di lasciarmi ferire, offendere pesantemente, deturpare la serenità, confinarmi nella paura. Se rispetto il dolore degli altri voglio rispettare anche il mio dolore. E proteggermi.

Hai passato anche tu tutto questo? O forse l’uomo che dipingevi non era così tremendo come lo dipingevi? Una parte di me vorrebbe avvicinarlo, riconciliarmi con lui… Perché le cose hanno diversi punti di vista. E forse io ho scelto solo il tuo. E vedo solo il mio.

Mi piace pensare che in ogni persona ci sia il buono. Anche se ora per me è tempo di cambiare strategia e passare allo scudo atomico. E mi dà dolore proteggermi dovendo mettere in luce il lato cattivo dell’altro. Ma va bene così. La Guerra Fredda aveva il suo lato di Pace.

Per dirla fuori da giri di parole, guardandoci nelle palle degli occhi: sono giorni di merda vera. Mi è pure morto un gatto (che tu dici, sembra una battuta, chettifrega di un gatto)… Mi è morto rantolando davanti a me e alle mie bimbe, uno schifo. Ma davanti allo schifo tiro fuori il meglio di me. E così sotto una pioggia di merda mi son messa gli stivali da equitazione, ho imbracciato la pala e ho scavato. Un metro. E non ti dico (perché tanto non capiresti, che sei di città) quanto è dura la terra argillosa. Sotto le lacrime della pioggia è terra bagnata in superficie e dura come il cemento in profondità. Ho scavato in maniera patetica, sudando e scivolando, impantanandomi come fosse un mare di letame, ho cristato l’impossibile e avvolto il gatto in un sudario (un pareo maldiviano bianco di mia madre…) e l’ho seppellito (il gatto, ma anche il pareo). Ho ricoperto il gatto di terra, ho messo mattoni antichi in cerchio, in mezzo la ghiaia. E, più tardi, con le mie figlie ho piantato due crisantemi ai lati. Che la morte è roba da imparare, roba della vita. Poi, da sola, ho pianto.

Ecco, con questa edificante immagine del gatto morto, ti do la buonanotte, sapendo che scuoti la testa osservandomi con un sorrisetto cinico pieno d’amore. E sobbalzando pensi: che forte la mia amica, ma ce la farà.

Tua Afrodite.