Un anno senza te

Finalmente anche io trovo le parole per incontrarti. Oggi. Parole che mi vengono spesso, ma oggi no, oggi non venivano. Eccomi qui, di nuovo, a parlare con te, che tra poche ore, un anno fa, te ne andavi altrove. Che tra poche ore, un anno fa, ci mettevi davanti alla vita. Che con la tua morte, ci hai costretti tutti davanti a uno specchio. Tante cose sono cambiate in un anno, soprattutto è cambiato il modo in cui guardo a te, il modo in cui ti vedo, in cui ripercorro la nostra vita a due, le nostre dinamiche, i nostri errori e le nostre forze. E’ cambiato il modo in cui ti parlo. E anche le risposte che mi dai sono cambiate.

A volte la distanza serve a conoscersi meglio, sai?

Sei cambiata tanto in questo anno, sai amica? Finalmente sono riuscita a conoscerti meglio, a vedere quello che non volevi mostrare, a capire le tue sofferenze, le tue paure, le tue fragilità, le tue durezze.

Ho capito dove hai bluffato e, soprattutto, ho capito cosa ti è mancato. E quanto ti è mancato, gioia mia.

E’ tutto molto strano per me: finché eri qua in carne e ossa, con la tua sicurezza, la tua dolcezza, la tua fermezza, il tuo altruismo, non ti vedevo. Io non ti vedevo. Io non ti ho vista. IO NON TI HO VISTA. TI VEDO SOLO ORA. E ti voglio ancora più bene. Ma sono anche un po’ incazzata. Forse. Forse solo dispiaciuta senza fine.

  • Ma cosa stai dicendo, tatina? Non è vero che non mi vedevi, che non mi hai visto! Anzi, ci sei sempre stata…
  • Non è vero.
  • Ma come non è vero? Ma che cazzo dici?!
  • Non è vero, ma non è colpa mia. Ci ho messo un anno a capirlo, che non è colpa mia, intendo.
  • Ah. Capisco… Ora devo volare nel vento e tu devi cucinare la cena…
  • No, tu non voli da nessuna parte e mi ascolti. Oggi mi ascolti e non scappi. L’ultima volta che sei scappata hai combinato un gran casino sai? Siamo ancora tutti ammaccati, tristi, sconvolti, impauriti. Sta volta mi ascolti e basta.
  • …Cioè?…
  • Sei stata tu a nasconderti, a girare la frittata, a farti vedere molto più forte di quello che eri, a glissare quando un argomento non ti andava a genio. Alzavi quel cazzo di sopracciglio e cambiavi argomento. Mettevi un muro. Invalicabile. Ti facevi vedere forte e, a volte, ti facevi vedere vittima. Più vittima di quanto non fossi. E mi hai abbindolato sai? A volte ho creduto che tu avessi tutte le ragioni del mondo. Ma non è così.
  • Ti sto ascoltando. Ma vittima io mai.
  • Non alzare il sopracciglio, cazzo.
  • Mihiiii… Che peso eh!
  • Ascoltami, questa volta e poi basta ma ascoltami. Ci ho messo un anno a capire. Ho capito che è vero che tu sei la persona speciale, unica, bellissima della mia vita e della vita di molti altri. Ma mi hai, ci hai, preso in giro: potevi farti aiutare di più, potevi chiedere più aiuto, potevi piangere di più, potevi mollare la corazza e farti abbracciare. E invece hai sempre dato, abbracciato, sorretto tu, passando per quella che non aveva bisogno. Hai stretto la mascella. E combattuto guerre che potevi non combattere con tutta quella durezza. Se te lo si diceva, ti irritavi e chiudevi la porta. Andavi avanti a testa bassa. Come un toro incazzato. E io vedevo una donna fortissima, per me eri una roccia, la mia roccia, il mio riferimento. Ma l’hai pagata tu, sulla tua pelle. Hai pagato la tua fragilità travestendoti da leone. Hai rinunciato ad abbracci mostrando gli artigli. E io non ho potuto fare nulla per starti accanto. Starti accanto DAVVERO.

Un gattino bagnato che fa il leone, una donna ferita che si trasforma in un supereroe che salva il mondo. Che non ha bisogno di niente. E lo hai fatto anche bene. Ci hai donato tutto il bello di questo mondo. Tutto il bello e il vero dell’amicizia, del supporto. Ci hai sostenuto, contenuto, consigliato. Ci hai spronato. Ci hai dato la forza e il coraggio. Ci hai insegnato a non avere paura della vita. Ma tu? Tu non ti sei mai lasciata conoscere fino in fondo. Raramente hai mostrato la tua pelle scoperta. E invece avremmo tutti potuto curare le tue ferite. E invece. Invece no.

  • Ora ti vedo anche fragile, confusa, spaventata, furba nel tuo nasconderti dietro a una forza magnifica che però ti è costata troppo. Cazzo.
  • Mi dispiace.
  • Anche a me. Mi hai mollato qui e te ne sei andata via per sempre. Mi tocca scriverti per parlare un po’ con te. Ti rendi conto?! Mi tocca parlarti col pensiero ogni minuto, e tutte le cose che ho capito, tutto quel cazzo che potrei fare ora per starti accanto, non posso più farlo. Sei una STRONZA. Solo senza te accanto sono riuscita a vederti. Mi manchi, cazzo. Mi manchi! Ma non perché ho bisogno di te, mi manchi perché non posso più aiutarti. Mi manchi perché non posso più litigare con te. e poi fare pace. Ho capito tante cose in questo anno pazzesco. Tra queste anche che sono più forte io. PIU’ FORTE DI TE. Hai capito che cosa surreale? Io più forte di te! Fa ridere, fa riderissimo: io, quella che al primo starnuto tu correvi, quella che tu menavi e piegavi a terra con una chiave articolare, quella che le lacrime sono gratis e piange sempre. Io sono più forte di te. Una risata galattica. Ma che me ne faccio di questa forza se non posso più aiutarti, se non posso più dirti che a volte hai sbagliato, che non sempre le cose stanno come le vedi tu?!
  • Io l’ho sempre saputo. Tu sei sempre stata più forte di me. 
  • Io invece non l’ho mai pensato nemmeno per un attimo. Ho sempre creduto che la più forte fossi tu. Tu il mio sostegno, tu la mia guida. E lo sei stata eccome, senza te non ce l’avrei fatta! SENZA TE NON SAREI QUELLO CHE SONO. Ma non ti ho aiutato come avrei dovuto, anche prendendoti a sberloni IO, ogni tanto. Non, sempre, il contrario. Eri la mia guida… Cazzo eri il mio faro. Ma non vedevo te. ERI IL MIO FARO MA IO NON VEDEVO TE.
  • Tesorino, Saida, tesoro mio…
  • Stronza.
  • Pure tu però a parlarmi così, davanti a tutti. Mo’ basta eh. Calmati, ragiona: va tutto bene. Io qui dove sono sto bene. Sono in pace. I miei bimbi hanno un papà bravissimo. E io li vedo crescere sereni e circondati da amore. L’amore si è moltiplicato. Mi manca solo toccarli la sera, ma li sfioro con il vento. Il resto non importa. Sono serena. Finalmente.
  • E’ questo finalmente che un po’ mi fa girare il culo. Potevi esserlo prima. Ma potevi esserlo prima?
  • Ecco, appunto. Potevo esserlo prima? Chissà…
  • Già, chissà… Senti, tra poco è l’ora. Tra poco un anno fa te ne sei andata. Ma sta cosa volevo dirtela. Scusami se mi sono sfogata.
  • Hai fatto bene. Ti voglio bene.
  • Anche io ti voglio bene Ga, ora ancora più di prima. E niente… Ti scriverò.
  • Cosa prepari per cena?
  • Avocado e uova all’occhio di bue, non ho altro in casa.
  • Sai una cosa? Qua finalmente mangio benissimo e non devo nemmeno cucinare! Mangio nuvole, sorrisi, voci, sole, vento, abbracci, fiori, mare, onde, pioggia, prati, rugiada, giochi, risate, corse, sguardi… sono così serena…
  • Ti voglio un bene che crescerà ogni giorno, Gabriela. Non smetterò mai di parlare con te. Anche quando mi farai incazzare.
  • Lo so, abbi cura di te.

E così, tra qualche ora, te ne andrai. Di nuovo. Ci aspetta un nuovo anno insieme. Chissà come sarà. Sei nel mio cuore. Questa volta so che sarà per sempre. E sempre più intenso. Buon vento, gioia mia. Oggi va così.

Tua Saida

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