Alle sette di sera (e un minuto)

Alle sette di sera bevo bollicine. Bevo bollicine e accendo i fornelli. Mi vien quasi sempre da fare così alle sette di sera. Bollicine, sospiro, sorriso e fornelli.

Alle sette e un minuto, però, e per meno di mezzo minuto, accade una cosa. Improvvisa, traditrice, dolcissima. Accade da due anni e mezzo. Senza annunciarsi.

– Pronto mamma! Come stai? Sai cosa ho fatto oggi?

Alle sette di sera e un minuto e venti secondi il mio sguardo si incanta. Un dolore dolce e violento, tra il cuore e lo stomaco: che ti chiamo a fare mamma se non hai più un telefono, se non hai più una casa, un luogo, un corpo? Sei tra le rose. E lì ti penso. E lì ti racconto le cose.

A te, madre mia, io brindo. E ad Artemide, che tu hai amato come fosse tua figlia. E che guardi dal tuo cespuglio di rose gialle dicendo: ragazza, non mollare, combatti e scaccia il tuo male, non mollare, che noi donne c’abbiamo delle palle sotto che i tori se le scordano (mamma, te lo dico, sei sempre stata un po’ troppo sboccata…).

Alla nostra. Di tutte le donne. Prosit.

Tua Afrodite

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