Tra poche ore, oggi, un anno fa

Quasi oggi, tra poche ore, un anno fa.
Te ne sei andata, il tuo corpo si è addormentato, per sempre.
Il tuo cuore ha smesso si battere, il tuo respiro si è interrotto, le tue manone ferme.
Che giorno atroce, quasi oggi, un anno fa.

Quante immagini, quante situazioni, quante emozioni, un’infinità di ricordi,
tanti giorni prima, mesi prima di quasi oggi, un giorno fa.
Solo qualche giorno prima chiacchieravamo ancora,
parlavamo di tutto, ridevamo.

E poi quell’abbraccio, sai quante volte ho ripensato a quel momento.
Ti avevo portato un regalo, l’hai guardato, buttato da parte e
e mi hai avvicinata a te con forza.
Ci siamo avvinghiate, non era una abbraccio, era una presa, un gancio.
Era stretto, pieno di affetto, di riconoscenza.
E’ stato il nostro saluto, senza parole.

Quanto mi manchi tesoro bello.
Quante cose avrei voluto fare ancora con te.
E quanti doni mi hai lasciato.
Delle amiche, divine, meravigliose.
La tua mamma, che volteggia e riesce ancora a sorridere, a volte.
Un’esperienza che mi ha cambiata, portata ancor più nella profondità.
Un ulteriore amore per la vita e per il presente.
E la necessaria capacità di lasciar andare, mi hai permesso di impararlo, si.
Ti sono grata, amica mia.

Tutto il mondo deve sapere, tutti dobbiamo ricordare che
tra poche ore, quasi oggi, un anno fa
te ne sei andata, il tuo corpo si è addormentato, per sempre.

Oggi, tra poche ore, è il tuo giorno, tesoro bello.
Il mio pensiero sarà rivolto a te, con il dolore della mancanza e con la gioia della tua presenza che hai lasciato in ogni dove e, soprattutto, dentro il cuore di noi che ti amiamo.

Tua Silvia

Il Natale che avrò mi basterà

Potrebbe essere un Natale triste, anzi pessimo. Ma non lo sarà. Potrebbe essere un Natale fatto di ricordi di affetti perduti, ma non lo sarà. Potrebbe essere un Natale che per me, come per molti nel mondo, immagino, significhi ripercorrere con la memoria chi non c’è più attorno ai fornelli e alla tavola imbandita , assente perché adesso sta come te tra le rose o per le scelte della vita.

I giorni appena trascorsi hanno voluto mettere alla prova la mia gioia e il mio ottimismo. E così ecco immagini che si rincorrono mentre accendo il camino o faccio la spesa.

C’è quello che non è più mio marito, che mi aiuta ad apparecchiare una tavola per quattro, sforzandosi con me di farla apparire sontuosa e allegra. C’è mia madre, elegantissima e insicura sulle sue gambe fragili di donna abituata ad andare in taxi, che seduta sulla poltrona migliore contempla i risultati degli addobbi, ansiosa di iniziare dalle tartine al caviale. C’è mia nonna, disorientata ma sempre allegra, che manda gridolini di felicità e si commuove. E c’è mio padre, sempre di fretta da una famiglia all’altra, che rispetta però le feste con tutti e ne moltiplica i giorni. E poi, lontano nei ricordi, c’è mio nonno, così serio e convinto, l’unico che a tavola prega, che gli altri sono atei o mezzi ebrei. E infine, sopra tutti, ci sei tu, tu di quando eravamo figlie di famiglie separate, tu con le tue donne, tua madre, tua sorella, tua nonna, attorno a un tavolo rotondo enorme, sedute con noi donne, mia madre, mia nonna ed io. Ed era il natale delle famiglie reinventate, femmine allegre che brindano, ridono, cantano, cucinano senza lasciarsi abbattere dalle strade della vita. Noi, io e te, le cucciole di famiglia, anche a 25 anni. Noi che intratteniamo le nonne e le madri, con tua sorella che osserva divertita. Noi, che non è Natale se non stiamo tutte insieme. Noi, arrabbiate, bocciate, contestatrici, ribelli, che la cosa più dolce del mondo è fare tutte famiglia insieme. Noi che ti penso da giorni e mi manchi più che mai, che ti sento parlare e ridere, che ti sento contestare regole e riti, che ti sento così dentro e così fuori da me. Noi che sono sono rimasta soltanto io. Noi che eravamo Natale insieme.

Questo Natale no.
Questo Natale, nulla. Di questo, nulla.
Uno alla volta, per diverse ragioni, siete spariti tutti.

Nessuno di tutti voi attorno alla mia tavola.

Eppure…

Ieri mi ha chiamato Persefone, che sa andare nel profondo con la leggerezza di un dipinto ad acquerello e riemergere con parole senza perdere il rigore del pennello. Mi ha chiamato con la sua voce rotonda e dolorosa, la sua voce bella e vagamente roca. E, molto seriamente, mi ha restituito il Natale.

Ci ostiniamo a vedere quello che ci manca – ha detto – e perdiamo di vista quello che abbiamo…

Allora ecco, io ho molto. Ho pochi amiche e amici veri, e questa è ricchezza, perché i diamanti purissimi sono pochi ma valgono un tesoro. Ho un amore in tutte le sue forme di dolcezza, allegria, devozione, accoglienza, rispetto, crescita, comprensione, complicità, confronto, scontro, leggerezza e profondità. Ho un padre e la sua inesauribile moglie, che riescono a trasformare in festa anche una colazione del mattino. E una sorella, che corre, corre, corre da sua madre, da nostro padre, a destra e a manca ma non si scorda mai di nessuno. Ho poi una vita in cui due persone che si sono molto amate hanno costruito una famiglia, non perfetta, non solida, ma piena di speranze autentiche ed errori umani. Ci abbiamo messo il peggio e il meglio di noi e se è fallita non vuol dire che non mi abbia dato e lasciato in dono l’esperienza più intensa della mia vita. E ho, prima di tutto, due bambine magnifiche, che mi insegnano ogni giorno la complessa leggerezza della vita, mi insegnano il calore e le risate, la pazienza e la comprensione, la compassione e il litigio, l’amore senza riserve.

Ecco, attorno alla mia tavola, stasera, nell’attesa del Natale, saremo noi tre, io e le mie figlie. Non dieci, non quattro: solo tre. E mi sto inventando un nuovo modo di fare famiglia, cucinando assieme, rilassandoci, ridendo, apparecchiando solo per noi una tavola bella e fatta con cura. E credo tutto questo sia un buon insegnamento per me, una ricchezza in più.

Domani poi sarà Natale, e ci stiamo inventando da giorni un Natale in quattro, nuovo, diverso, insieme. Con un papà, una mamma, due figlie entusiaste e aperte alle nuove forme della vita.

Dopodomani, non so gli altri, ma per me…sarà ancora Natale, con mio padre e tutta quella parte di famiglia che continua ad esserci, sempre. Prendendo le forme fantasiose che servono in ogni diverso momento. E prima ancora sarà pranzo con le amiche di una vita, e tutti i figli che abbiamo messo al mondo insieme, messi in scala d’altezza, da chi quasi ha la patente a chi da poco sa leggere. Sarà semplice, sarà caldo.

Ecco cosa ho, ho affetti in diverso equilibrio, ho amore in diversa forma, ho amicizia in luoghi lontani ma vicini al mio cuore. Chi sta a Milano, chi non sta più qui, chi sta lontano, chi sta tra le rose.

Non mi mancherai, dunque, perché sarai con me. E non penso che là dove sei proverai tristezza o mancanza, piuttosto saggia e illuminata completezza.
Buon Natale tesoro mio. E che sia un Natale di pace, una Natale di ringraziamento, una festa del cuore. Ma davvero.

Afrodite, Saida

L’argilla, il dolore e la metafora del gatto

Ciao. Scusa il cattivo gusto (non so da voi ma qui è la notte di Halloween…). Ciao amore mio. Ciao amica mia. Eccomi. Strano. Quanto mi manchi. Quanto mi manchi proprio… Vivo senza te da mesi. E me la cavo molto bene. Vivo senza te ma mai, mai un attimo non sei con me. Sei con me in ogni gesto parola pensiero. Oggi ti scrivo perché oggi è tanto difficile. Oggi mi manca la tua risata disincantata, mi manca il tuo punto di vista divergente, mi mancano i tuoi abbracci con gli occhi azzurri e le mani grandi e le braccia lunghissime. Mi manca la tua carezza con quel sorriso che sembra una lacrima.

Quante cose ho fatto senza di te in questi mesi, quante volte avrei voluto raccontartele e ti ho sentito fiera di me. Quante volte ho pensato di non voler morire anche io, perché ho troppe e urgenti strade da percorrere. Quante volte mi son detta: brava. E ho sentito la tua voce al posto mio.

Sai, mi sono separata, e non è stato per niente facile, e ho pensato a te, chiedendomi cosa avessi passato tu. Ho pensato a te e a quello che io non avrei fatto nei tuoi panni e invece avrei fatto se fossi stata in te. E ho capito che non ho capito un cazzo… Perché ognuna di noi due aveva e ha debolezze e forze opposte. E poi perché siamo tutti bravi a giudicare finché non tocca a noi…

Ho pensato alle tue pene e ai tuoi dolori, temendo di ammalarmi come te. Desiderando, soprattutto, di non ammalarmi come te. Pensando che da tutta questa bruttura IO voglio uscirne viva. Non voglio che il mio corpo sia la spugna dei miei dolori. Non voglio. Eppure mi sento patologie marziane in ogni centimetro di me: tumori apocalittici, eczemi indicibili, affanni e aritmie da scalatore dell’Everest. A volte penso che, nel caso, vorrei offrirmi alla scienza per nuovi farmaci sperimentali. Quindi, poi, per esorcizzare, fumo una bella Marlboro rossa. La spengo e via, mi faccio percorrere da macchine ecografe curiose, raggi X indiscreti ed esami del sangue da piccolo chimico. E il responso è che STO BENE. Certo, sto bene, sto bene perché prima di tutto sono viva e vivo senza risparmio. Onoro questa vita come mi hai insegnato tu. Dio bono amica, chefaticadellamadonna PERO’.

Ho avuto e ho momenti bellissimi, soddisfazioni enormi, un mare di amore. Che ricevo e che dono. Sono una persona fortunata. Eppure genero anche dolore, dolore e rabbia. Rabbia a palate. Ma perché esistono persone che pensano a chi hanno amato come un’esclusiva proprietà? Perché esiste gente fragile che non sa lasciare andare? Perché ci sono uomini (anche donne ragionevolmente credo) che spendono la loro vita nell’odio dell’altro invece che nell’amore per se stessi e per il prossimo? Come sarebbe più facile e utile e giusto, amica mia, considerarci tutti unici e liberi, strade che si incontrano e marciano insieme per lunghi o brevi tratti e poi si separano senza astio… Siamo briciole infinitesimali di un microscopico attimo lungo la Storia di questo minuscolo pianeta, eppure ci affanniamo come se fossimo i re dei re, i sovrani del mondo… La vita dura un attimo, che ci sia di mezzo un cancro o un destino centenario. Un attimo da vivere in pace. Non voglio permettere che la mia persona sia il ricettacolo dell’odio altrui, non voglio camminare odiando il prossimo. E’ tutto così relativo e più semplice… Eppure pare un’utopia, generalmente tacciata di egoismo.

Oggi mi è venuta a trovare un’amica che non vedevo da vent’anni. Ritrovata sui social. E’ un’artista bravissima. Le ho acquistato due grandi fotografie e lei, dalla Puglia, me le ha portate di persona. L’ho presa in stazione, abbiamo pranzato a casa mia insieme, è ripartita Non so quando la rivedrò. Ma vale una vita l’impegno che ci abbiamo messo per fare sì che ciò accadesse. Siamo state brave. Energia spesa bene. Questo vale. Non gli insulti, le recriminazioni, la cattiveria reiterata…

Com’è difficile tesoro mio ricominciare un’altra vita serena, un’altra vita che non va CONTRO nessuno ma certamente ferisce… Perché essere vivi implica anche ferire ed essere feriti… E io lo sento il dolore che provoco, lo sento e non lo vorrei. E devo fare i conti col fatto che ci sia, accettarlo, rispettarlo. Ma non a costo di lasciarmi ferire, offendere pesantemente, deturpare la serenità, confinarmi nella paura. Se rispetto il dolore degli altri voglio rispettare anche il mio dolore. E proteggermi.

Hai passato anche tu tutto questo? O forse l’uomo che dipingevi non era così tremendo come lo dipingevi? Una parte di me vorrebbe avvicinarlo, riconciliarmi con lui… Perché le cose hanno diversi punti di vista. E forse io ho scelto solo il tuo. E vedo solo il mio.

Mi piace pensare che in ogni persona ci sia il buono. Anche se ora per me è tempo di cambiare strategia e passare allo scudo atomico. E mi dà dolore proteggermi dovendo mettere in luce il lato cattivo dell’altro. Ma va bene così. La Guerra Fredda aveva il suo lato di Pace.

Per dirla fuori da giri di parole, guardandoci nelle palle degli occhi: sono giorni di merda vera. Mi è pure morto un gatto (che tu dici, sembra una battuta, chettifrega di un gatto)… Mi è morto rantolando davanti a me e alle mie bimbe, uno schifo. Ma davanti allo schifo tiro fuori il meglio di me. E così sotto una pioggia di merda mi son messa gli stivali da equitazione, ho imbracciato la pala e ho scavato. Un metro. E non ti dico (perché tanto non capiresti, che sei di città) quanto è dura la terra argillosa. Sotto le lacrime della pioggia è terra bagnata in superficie e dura come il cemento in profondità. Ho scavato in maniera patetica, sudando e scivolando, impantanandomi come fosse un mare di letame, ho cristato l’impossibile e avvolto il gatto in un sudario (un pareo maldiviano bianco di mia madre…) e l’ho seppellito (il gatto, ma anche il pareo). Ho ricoperto il gatto di terra, ho messo mattoni antichi in cerchio, in mezzo la ghiaia. E, più tardi, con le mie figlie ho piantato due crisantemi ai lati. Che la morte è roba da imparare, roba della vita. Poi, da sola, ho pianto.

Ecco, con questa edificante immagine del gatto morto, ti do la buonanotte, sapendo che scuoti la testa osservandomi con un sorrisetto cinico pieno d’amore. E sobbalzando pensi: che forte la mia amica, ma ce la farà.

Tua Afrodite.

E pure Anna se n’è andata

Amica, te lo dico, hai scelto l’anno più glamour per dipartire. Da Bowie a Umberto Eco l’elenco vip è parecchio nutrito. Oggi se n’è andata la magnifica Anna Marchesini, anche lei troppo presto (tu in questo comunque sei stata al top). Ecco, se n’è andata una donna speciale davvero, piena di fascino, ironia, intelligenza e curiosità per la vita. Vi ho pensate insieme, vedo grandi chiacchiere e grandi risate, tanta intesa e discorsi profondi. Divertitevi lassù e accoglila come sai far tu. Il “dove non saprei” ora è più interessante ancora. Voi due raddrizzerete schiene con sorrisi, risate e profonda umanità. Ciao amica mia.

La vita. Amica. Me lo insegni tu.

*Copio incollo qui. Da un mio post di Facebook. Perché l’amore per te deve “girare”. (E tu non hai mai avuto Facebook. Sega che sei…)

Ho perso la mia più cara amica a 46 anni, con due figli dell’età delle mie; leggo post dedicati a donne, amiche, colleghe e madri andate via troppo in fretta… Sono diventata mamma tardi, sono diventata grande adesso… E penso. Penso che non sta scritto da nessuna parte che una vita lunga ci sia dovuta e data, penso che ci crediamo onnipotenti, quasi eterni, arrabbiati e indignati se moriamo prima – chessò – dei 70 o 80 anni… Non è così. La vita, la natura non guarda in faccia, non è cattiva o buona: la natura è. Allora voglio vivere, essere felice, serena, soffrire, amare, allevare, trasmettere, piangere, osservare, impegnarmi, sbagliare, cadere, perdonarmi, ridere, sognare, amarmi, perdonare, chiedere scusa, sentirmi fiera, mettermi in discussione, arrabbiarmi, amare, correre, riposarmi. Voglio vivere. E se domani non ci sarò più, annunciato o improvviso che sia, voglio solo essere certa di non aver giocato in ritirata, vissuto al risparmio, agito per paura, finto una vita che non è, vissuto relazioni false, fatto finta di niente, nascosto la testa sotto la sabbia, cercato vie comode. Questo io voglio. Questa sarà la mia strada piena di curve, salite, discese, questa sarà la mia storia. E la mia storia sarà un pezzetto della storia delle mie figlie, che non sta scritto da nessuna parte debbano avere una vita facile, in discesa, piena di bambagia, sarà un pezzetto della storia di chi mi ha amata e chi mi ama ora, di chi mi ha incrociata, sfidata, di chi mi è stata amica davvero, affrontata, confrontata, di chi mi ha insultato, ferito, di chi ha nascosto la testa, di chi ha voluto camminare anche solo un passo, autentico passo, accanto a me. Sarà quel che dovrà essere. Intanto io vivo. Vorrei campare cent’anni ma magari sarà solo un giorno. Ma non sarà un giorno sbattuto via. Tra errori e felicità.

Cose accadono. Io mi chiedo.

Voglio trovare un senso a questa sera, anche se questa sera un senso non ce l’ha…

Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha…

Voglio trovare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l’ha…

Voglio trovare un senso a questa voglia,anche se questa voglia un senso non ce l’ha…

Sai che cosa penso?

Che se non ha un senso

Domani arriverà…

Domani arriverà lo stesso

Senti che bel vento

Non basta mai il tempo

Domani un altro giorno arriverà…

Voglio trovare un senso a questa situazione, anche se questa situazione un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa condizione, anche se questa condizione un senso non ce l’ha

Sai che cosa penso

Che se non ha un senso

Domani arriverà

Domani arriverà lo stesso

Senti che bel vento

Non basta mai il tempo

Domani un altro giorno arriverà…

Domani un altro giorno… ormai è qua!

Voglio trovare un senso a tante cose, anche se tante cose un senso non ce l’ha…

Vasco

E basta.