La morte è la curva della strada

La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento il tuo passo
esistere come io esisto.

La terra è fatta di cielo.
La menzogna non ha nido.
Nessuno si è mai perduto.
Tutto è verità e via.

Fernando Pessoa

Ciao amica grande, compagna di una vita.
Io il tuo passo lo sento davvero sai…

Tua Franci

Tu sei una cosa grande per me…

Ti cercherò tra le onde del mare e la musica del vento, amica mia. Lì ti troverò cullata nel sole. E sono certa che la tua voce correrà fino a me.

Il bene che ti ho voluto e ti voglio lo affido a una canzone che ci struggeva il cuore e tante volte abbiamo ascoltato insieme.

Tu sei una cosa grande per me.

Ciao Gabriela, che il viaggio ti sia lieve.

La tua Saida

Tu si na cosa grande per me- Radio Dervish

Avvolgiamola d’amore (preghiera per lei)

Amore, tu che sei ovunque, che non hai luogo né tempo, tu che sei così dolce e potente. Amore, avvolgila ora che ha più bisogno di te, proteggila, curala e riscaldala. Dalle la forza e il coraggio, consolala. Amore, vola da lei. Ora.

E chi legge le mandi un sorriso lieve e unisca ancora una volta il suo amore al nostro per mandarlo a lei che combatte ma vola. Perché lei sa volare.

“Non è che per caso vorresti un bacio?” Tu uomo, lei divina, tu maschio divino.

Entro nella tua stanza, ieri abbiamo chiacchierato, parlato di questioni importanti, abbiamo pianto insieme, ci siamo abbracciate. Eravamo tutte e quattro lì con te, c’era anche la tua mamma, tua sorella, sono venuti i tuoi bimbi, il tuo ex marito e poi c’era LUI, LUI c’è sempre. Ci ha lasciato lo spazio per salutarti, siamo entrate ad una ad una. LUI c’era, lui c’è sempre.

Oggi sono tornata, la tua presenza non c’era più, il tuo occhio era chiuso o all’interno, volevo urlare “noooooo, cazzo, nooooo, volevo dirti ancora delle cose, volevo chiederti dell’altro. Tesoro noooo”. Non ho fatto nulla di tutto questo, ho sfoderato un gran sorriso e sono entrata, c’era anche LUI, LUI c’è sempre. Mi saluta con affetto e con un sorriso. E’ sempre affaccendato, sistema, aggiusta, aggiunge, toglie, normalizza. Mi aggiorna.

“Amore, vuoi stare seduta? Tu fai un piccolo cenno con la testa”. Si avvicina. “mettimi le braccia intorno al collo” prende le tue braccia, tu un poco stringi, lui ti siede sul letto, stai diritta come un baccalà, ti appoggi a lui. Siete seduti sul letto, lui ti abbraccia da dietro, guardate fuori dalla finestra, come se ci fosse un tramonto da ammirare. Lui si gira, ti guarda “come sei bella”.

Io sto in un angolo, vi vedo di spalle, quasi non respiro per non disturbare, sono pronta a rispondere ai comandi… il tubo da spostare, il bicchiere da passare, il letto da sistemare.

Sei seduta, lui pensa che tu voglia bere, mi fa cenno, gli passo il bicchiere, ti fa dare qualche sorso, via il bicchiere. “Vuoi rimetterti sdraiata?”, piccolo cenno della testa. “Allora facciamo come prima eh, ti sdrai e al mio tre ti spingi con i piedi e ti metti bene sul cuscino”. Ti sdraia e con la forza di un maschio, ti mette bene, bene sul cuscino, sorride dolcemente “mi sono dimenticato di dirti uno, due, tre”.

Sistema le bottigliette d’acqua, avvicina la boccetta, cammina, fa, non perde di vista nessun particolare, sa cosa sta succedendo in ogni angolo della stanza. Poi si ferma, come se gli fosse venuta un’idea, si gira di scatto verso di te e ti dice “non è che per caso vorresti un bacio?”. Si avvicina, ti bacia.

Dolcezza, amore, dedizione, bellezza, delicatezza, semplicità, leggerezza, simpatia, immagini che mi accompagneranno per sempre.

Grazie UOMO, grazie divino maschio.

Ti sarò eternamente grata dell’amore che hai dato alla mia adorata amica e delle esperienze che mi hai permesso di vedere.

Tua Demetra

Il pudore sacro della carne

Che bello vederti amica mia. Che bello abbracciarti, accarezzarti, sentirti vicina.
Che bello e difficile toccare il tuo corpo malato e mutato. Quante volte in 35 anni ci siamo abbracciate strette, ma oggi è stato diverso. Quante volte in 35 anni ti ho spalmato la crema solare sul corpo, ma oggi è stato tutt’altro.

Sentire il tuo ventre – ventre cambiato, trasformato, violato dal cancro – il tuo ventre appoggiato al mio, sentirlo sul mio ventre mentre ci stringevamo forte, non è stato semplice, ma è stato un dono prezioso. Il pudore di incontrarti così da vicino, di respirare con te lo stesso respiro, lo stesso ritmo lento che calma il pianto… La mia pancia contro la tua per dare pace al dolore, le braccia che si intrecciano per dirci a vicenda “stammi vicina”. Quante volte è successo in 35 anni… Ma non è mai successo così.

Curare la tua pelle, così frustata dalle lenzuola del letto, così secca e provata da chiedere unguenti e rimedi. E allora prendere lentamente la pomata, svitare il tappo, prenderne un po’ e metterla sulla mia mano, con timore, rispetto, tremore. Chiederti se potevo toccarti, se il freddo delle mie mani d’inverno ti dava fastidio. E lenire con infinita attenzione la superficie del tuo male. Con rispetto, reverenza. Con tanto inaspettato pudore.

Quel tuo corpo che tante volte ho incontrato, con cui ho fatto la lotta da piccola, con cui ho fatto la doccia al mare… Quel corpo di donna come me, così normale e bello, che tante volte ho visto provando vestiti, giocando a misurarci la bellezza allo specchio, incrociandoci in bagno come solo le donne con leggera normalità fanno… Quel tuo corpo è come fosse ora per me un corpo vergine, fragile, sacro.

Com’è strano, dolce amica di una vita, toccare il tuo corpo così, quanta intimità ferita, quanto imbarazzo. Perché questa volta non stiamo parlando di un corpo in spiaggia da ungere con creme alla moda. Stiamo parlando di carne malata, sofferta, carne delicata e spaventata, ferita. Di cui mi sono presa cura come fossi una mamma. Come fossi una figlia. Come fossi un amore. Ma è così strano… Io sono solo un’amica. Non sono carne della tua carne. Non sono sangue del tuo sangue.

Quanta intimità, quanta sacralità. Grazie di avermi lasciato entrare nel tuo spazio profondo. Grazie di aver condiviso il respiro che asciuga le lacrime. Grazie per avermi affidato la tua fragile pelle. Grazie per avermi concesso di prendermi cura di te.

Tua Afrodite

Quando gli esseri umani diventano divini

Servono pochissime parole per questo video: da ascoltare e guardare. Africa dei Toto in versione corale, ma che coro! Te lo regalo qui, perché è pura bellezza da pelle d’oca. Esseri umani capaci di creare bellezza, sì, come dici tu. (Ti ricordi Artemide del mio cuore quando su questa colonna sonora preparavamo le coreografie di ginnastica artistica? Che due ragazzine! Di gomma!) ❤

Tua Afrodite

 

Questa volta è diverso!

Ti hanno preso in custodia ora, facendoti scivolare via su un lettino silenzioso, sbattevi leggermente nelle curve. L’infermiere che lasciava perplessa la tua mamma, era un uomo in transito, con le unghie dipinte, gentile.

Ora, mentre tu sonnecchi e il chirurgo ispeziona ancora una volta il tuo ventre delicato, io ti racconto una storia:
“Questa volta, non è come le altre!”
Mi sono iscritta in palestra!
Mi sono presentata lunedi baldanzosa al cospetto di un ragazzino istoriato di bei muscoletti, ma non il mio tipo, troppo giovane. Cominciamo a lavorare, partiamo dal tapis-roulant, solo camminata veloce con pendenza, per ora niente corsa, poi squat, affondi, 3 serie da 20 ciascuno, io intanto respiro corto, poi cortissimo, poi assenza di respiro….. mi riprendo e poi la grande soddisfazione; le flessioni passando da appoggio delle ginocchia e poi tutta sollevata, 30!
“Ma sei sicura di non aver mai fatto palestra?”
“Guarda, mai per più’ di tre mesi, e comunque almeno 25 anni fa l’ultima volta”
“Ah, non mi era mai capitato che una ragazza (?) riuscisse così nel pusch up (ai nostri tempi le chiamavano “le flessioni”) alla prima volta!”
Ero bordeaux …
Ma tesoro, ti ricordi quando facevamo pilates insieme a casa tua? Eravamo un bel gruppetto, alle 8,30 del lunedì mattina, c’era anche mio marito, sempre molto moderato lui, e un po’ scettico, operato da poco di ernia al disco. Dopo 20 minuti di lavoro, una prima battuta, poi un’altra e giù a ridere, addominali a forza di risatine durante lo sforzo, e il nostro PT un poco infastidito … poi la fiera degli sbadigli ….uuaahhh, uno contagiava l’altro, poi caffè e partiva la giornata e la settimana.
Bè, non mi sono iscritta in palestra per la prova costume, né per dimagrire, questa volta è diverso, mi sono iscritta in palestra per contrastare la mollitudine che si sta impadronendo del mio corpo, come il Nulla in The Neverending Story, la mollitudine avanza, si appropria silenziosamente della mia pancetta, delle cosciotte, della parte sotto le braccia che trema come un budino e anche tutto il resto che ti immagini da sola.
Il giorno stesso uscita da lì non riuscivo a fare le scale, la mattina seguente camminavo come Pingù il pinguino,già meglio di Peppa Pig, per sedermi dovevo mettere la mano prima come gli operati di emorroidi, non vi dico per fare pipì! Il giorno dopo uguale identico, le scale della metro mi danno un’idea di come si senta una allegra signora di 85 anni, mio figlio addirittura si offre di portarmi la borsa! Dovevo essere veramente buffa da vedere. Ma questa volta è diverso, si, farò il triplo della fatica per la metà dei risultati, ma la scommessa è aperta,  resisterò fino all’estate?
Un sms arriva intanto dalla tua mamma, sei uscita, tutto è andato alla perfezione e io esco a baciare il primo che mi capita, corro incontro a mia figlia che ritorna da scuola e andiamo a festeggiarti con due grossi coni gelato!
Viva viva, Viva la vita!
Tua Persefone

Tu e Bowie (e anche un po’ me)

Visto che magari in questi giorni hai altro cui pensare, ci tenevo a ricordarti che ieri (ieri, sì che pure io fatico a star sul pezzo in questi giorni) è stato il compleanno di David Robert Jones, in arte l’incommensurabile David Bowie. (Ne ha compiuti 69, che essere astemi alle volte non paga, invece calarsi l’impossibile pare giovi…)

Ma il punto non è questo. Il punto è che Bowie mi ricorda automaticamente te (tanto quanto Andy Warhol tua madre). Anticonformista, creativa, ribelle, androgina il giusto, visionaria, genio (ho calcato un po’ la mano, vabbè, ma ci sta tutta). Pure a volte lo stesso taglio di capelli e il fisico al contempo etereo e statuario. Nel mio cuore vi assomigliate proprio. E tu lo adori. Bowie sei tu. A prescindere.

Quindi, cosa ti dedico amica mia sorella amata? Di primo acchito direi Heroes. O Rebel Rebel. Ma alla fine opto per Let’s Dance, dall’omonimo album (1983) che ci ha accompagnato tra medie e liceo, per dire. E poi, visto che c’è da ballare, tesoro, ci tocca ballare. Come sempre.

Lo trovi qui, non Bowie, il video… Let’s Dance – David Bowie

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Tua, sempre tua, tanto tua, Afrodite