Cose accadono. Io mi chiedo.

Voglio trovare un senso a questa sera, anche se questa sera un senso non ce l’ha…

Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha…

Voglio trovare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l’ha…

Voglio trovare un senso a questa voglia,anche se questa voglia un senso non ce l’ha…

Sai che cosa penso?

Che se non ha un senso

Domani arriverà…

Domani arriverà lo stesso

Senti che bel vento

Non basta mai il tempo

Domani un altro giorno arriverà…

Voglio trovare un senso a questa situazione, anche se questa situazione un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa condizione, anche se questa condizione un senso non ce l’ha

Sai che cosa penso

Che se non ha un senso

Domani arriverà

Domani arriverà lo stesso

Senti che bel vento

Non basta mai il tempo

Domani un altro giorno arriverà…

Domani un altro giorno… ormai è qua!

Voglio trovare un senso a tante cose, anche se tante cose un senso non ce l’ha…

Vasco

E basta.

Non mi manchi che…

Non mi manchi che piango tutti i giorni.

Non mi manchi che se passo da un posto tuo mi struggo con la mano sulla fronte come Eleonora Duse.

Non mi manchi che penso a tutte le cose che volevamo (e volevamo!) fare insieme.

Mi manchi che per esempio oggi son stata dall’avvocato per separarmi e mi sono sentita forte, ma ho dubbi e paure, e allora vorrei condividere con te questa giornata, i dubbi, le ansie, il coraggio e le sdrammatizzazioni….

Ecco: così mi manchi.

E allora le ho raccontate a tua madre e alla mia amica Silvia quella storica. Che son meravigliose. E dicono cose fondamentali, preziose, di sostegno. Ma non dicono “mah…” oppure “io non starei a perder tempo su questi pensieri adesso” o, ancora, “fanculo, c’hai dei controcoglioni così”. Dicono altro, e ringrazio il cielo di averle. Ma la tua voce, il tuo punto di vista divergente mi manca. Questo sì, eternamente. Ma forse te l’ho raccontato lo stesso e tu mi hai detto la tua.
Tua Afrodite, qui nel mondo tua Saida

Umberto Eco, la morte e i coglioni…

Ciao tesoro, visto che ti è toccato andartene subito dopo David Bowie e subito prima di Umberto Eco (hai scelto un periodo parecchio Vip), ti posto qui una deliziosa considerzione sulla morte (acuta e paradossale) proprio di Umberto Eco. Secondo me ti piacerà (già ti vedo col sopracciglio alzato che dici “ue’ beleé, non pigliarmi per il culo, facile fare umorismo con me adesso eh”… Ma tu leggila, e so che alla fine ridacchierai perché ti sarà piaciuta). Quando hai modo leggila, fino in fondo. Che la chiave è alla fine, ovviamente alla fine.

Mi manchi, ma come vedi ti penso.

Tua Saida-Afrodite

  

Sei in me (e a volte ridacchi)

Entro in punta di piedi in un luogo che era un po’ casa mia… Ho paura di fare baccano in questo blog, disturbare il silenzio del lutto, il dolore degli altri. Ma entro. Perché è (anche) qui che tutto è avvenuto. Questo blog non finirà. Non è finito l’1 febbraio 2016 con il tuo ultimo respiro. Non finirà ora. Perché tu non vorresti. Perché ci hanno letto in tanti e tanti hanno gioito e sofferto con noi. E non si abbandona la gente così. Forse si trasformerà. Non sappiamo ancora. Intanto eccomi qui. Comunque.

Eccomi qui a cercare parole dopo le parole struggenti trovate da Atena, eccomi qui a pensare e ascoltare me stessa e gli altri. E dunque…

E dunque ho capito che ci sono mille modi per soffrire e per dire addio o arrivederci, mille modi di attraversare il fuoco e la notte. Io l’ho fatto a modo mio, senza sapere come l’avrei fatto. L’ho fatto e lo sto facendo diversamente dalle altre “noi”, noi cinque. Diversamente da ognuno. A modo mio, come chiunque.

Non sono triste, non sono mai stata triste dal momento in cui hai respirato l’ultima volta quest’aria densa di vita. Ho pianto, molto. Ma non sono mai stata triste se non pensando a chi era ed è terribilmente triste per te. Ma io non sono triste. E’ strano. Ho pianto a dismisura accanto al tuo corpo senza più vita. Ti ho accarezzato e augurato buon viaggio. Ero straziata. Rassegnata alla tua impermanenza. Ma non triste. Vederti soffrire, quella era tristezza. Vederti arrancare, tu così coraggiosa e forte, quello era dolore. Ma sapere che sei altrove no, non è triste. Non ti ho perso. Sei con me. Sei energia, forma del mondo, sorrisi e occhi, parole e pensieri. Ci sei. Ci sei “contemporaneamente” e senza tempo. Ci sei tutta, bambina, ragazza, donna e vecchia. Sei senza tempo e sei in me. E tutto questo è accaduto all’istante. Che strana e dolce sensazione… All’istante…

Ed eccoti ora, molto prosaicamente, un elenco di cosa mi hai già insegnato in questi 15 giorni…

Sono diventata vecchia. Come te. Perché nonostante i tuoi anni non sei morta giovane. Sei morta vecchissima.

Nel momento in cui sei volata via ti sei portata via la mia parte leggera, ma improvvisamente mi hai donato coraggio. Sono uscita sull’aia di notte e ho ascoltato il vento. E ti ho sorriso

Ti sei portata via la mia leggerezza dei 12 anni. E quella dei 20. E dei 30. E l’allegria dei 40. Ma mi hai regalato la leggerezza della vecchiaia, che sa accettare, senza disperarsi più. Che sa guardare con un sorriso di rughe il sorriso di un bambino sapendo di aver già sorriso così, in un tempo lontano, ma che non sarà più possibile farlo in quel modo. Lo faremo insieme, in un altro modo. Sorrido a te amica, com pacata accettazione. Sorrido perché ho capito che tu ci sei. Ci sei in modo diverso. Ci sei in un sorriso anziano, non più fatto di bevute e discorsi, ma di silenzi condivisi. Ci sei. Nel vento e in me. Sono improvvisamente diventata vecchia. E va bene così.

Mi hai lasciato ricordi che non riesco più a decifrare uno alla volta. Arrivano tutti insieme e si sovrappongono, illeggibili ma potenti. Il passato, il presente e il futuro esistono adesso, in me. Non hanno più la stessa forma di prima, ma ci sono. Nuovi. Tu sei in me. Presente come non mai. Senza contorni precisi. Presente in ogni istante, presente in ogni istante di te, di me, di noi. Sei tutta in una volta, costantemente, serenamente. Sei in me.

Mi parli. Mi parli quando meno me l’aspetto e ora mi stai anche accarezzando. Mi parli e scuoti la testa, mi parli e mi incoraggi. Non ridiamo più insieme. Non discutiamo. Non brontoliamo. Ma mi parli. E io parlo a te. E’ un dialogo strano. Mentre guido sento che mi dici che sto facendo le cose bene e io te le racconto senza parlare. Mentre sto per addormentarmi mi dici di non preoccuparmi, che tutto è cambiato e nulla cambierà. Mentre osservo una persona e faccio pensieri sento anche quello che pensi tu di lei. Non che “penseresti”. Che pensi. Non ragiono “come se”, non mi chiedo cosa diresti. Ti sento viva in me. Sento la tua voce silenziosa che mi mette in guardia dal fare cazzate. Mi dici “proteggiti” ma me lo dici a modo tuo: sento che mi dici “fa balà l’oech”. Ecco, spesso parli in milanese. Che buffo. Ti vedo mentre scuoti la testa ridacchiando sorniona. Ti sento mentre sto con tua madre e tua sorella e mi sbeffeggi bisbigliandomi “ora son tutti cavoli tuoi”.

Sto imparando ad essere ordinata e a prendermi cura degli spazi in cui vivo. Non rimando a domani quello che posso fare oggi. Tu te ne accorgi. Ridacchi. Perché finalmente son diventata un po’ come te. Mi dici brava. E ridacchi. Spesso ridacchi. E ti commuovi. Pensando a noi che siamo qui.

E non lo so se ci proteggerai, non so se ti paleserai in un qualche modo, non so nemmeno se ti rincontrerò. Forse un giorno ci fonderemo nel vento parlando una lingua diversa, quella dei fiori e dei sassi. Forse. Non so se “ci sei esattamente”, ma so che ci sei. Io sono atea, non ho un paradiso o un dio. Ho le persone però, quelle che su questo mondo hanno lasciato un segno e sono diventate movimento senza tempo, energia che sta ovunque. E dunque so che lì ti posso trovare. Nel vento, nelle opere della persone che ti hanno amato, nell’erba che cresce, nei miei occhi, nel mio cuore. Continua a parlarmi a modo tuo. Continueremo ad essere amiche e sorelle, a lavorare insieme per quel che ci è concesso, per questo e in questo bizzarro mondo fatto semplicemente di esseri molto umani.

Grazie.
Tua Saida, un tempo detta Afrodite

In memoria di te. 

Ciao tesoro, scrivere qualcosa è stato difficilissimo. 35 anni di ricordi e amicizia profonda sono complicati da mettere nero su bianco.

 

Il primo giorno che ti ho vista, per esempio, amica mia: indossavi una gonna di jeans, una camicetta con il colletto di pizzo, calzettoni bianchi in san gallo e un paio di ballerine di Armani, verdi, da fare invidia alle modelle. Avevi gambe infinite, capelli lunghissimi e un cerchietto di velluto. Eri seduta nel banco accanto al mio e con la disinvoltura di un angelo ti sei alzata in piedi con la mano tesa. Hai sollevato quel tuo sopracciglio che non perdona e con la tua strana erre hai detto “mi scusi, professoressa, potrebbe chiarire meglio la domanda?”. In quel preciso istante ho pensato che tu fossi assolutamente insopportabile. Più tardi ho capito che avevi solo un caratteraccio impegnativo. Era il 1980, primo giorno di prima media. Un mese dopo eravamo amiche per la pelle. Non ci siamo lasciate mai più.

 

Al mattino per andare a scuola: tu eri sempre in ritardo e ti dovevo aspettare davanti al portone, poi camminavi con certe falcate che ero io a doverti correre dietro, ma tu ti giravi e ti fermavi ad aspettarmi ridendo, ti spruzzavi il Ventolin per calmare quella tua fame d’aria e poi portavi anche il mio zaino, per fare più in fretta. Sei sempre stata un passo avanti al mio e mi hai aiutato a percorrere ogni strada.

 

Per me tu sei parte di quasi ogni ricordo che ho della vita. Vacanze memorabili e liti furenti, come quando ci azzuffavamo di santa ragione e con quelle tue mani giganti mi mettevi sempre al tappeto. Le stesse mani grandi che poi mi tiravano su mentre mi guardavi col sorriso beffardo dicendomi: più impegno, più impegno quando mi meni. Le stesse mani che mi hanno scosso, svegliato e risollevato mille volte nella vita.

 

Infine un ricordo recente. I lunghi giorni in ospedale. Io, Francesca, Silvia ed Erica, e tua madre, tua sorella e chi ti ha amato e vegliato fino all’ultimo respiro. Ci sei Tu che dispensi consigli di abbigliamento, ti preoccupi di come stiamo, ti assicuri che ci prenderemo cura di noi, vuoi sapere cosa succede fuori da li, quali progetti abbiamo, sogni un weekend tutti insieme a Lisbona o Madrid, ti lamenti del cibo e del pigiama che abbiamo sbagliato a portarti, alzi di nuovo il sopracciglio perché le cose non stanno andando come vuoi. Poi ti godi un massaggio e anche il manicure, che sei stata sempre bellissima, precisa, in ordine. Ma le cose no, non stanno andando come vuoi e questo ti scoccia. Parecchio. E noi ti osserviamo spaventate e commosse, onorate di esserti amiche, col cuore che si sbriciola, perdendoci nei tuoi occhi infiniti che scivolano via.

 

Volevamo camminare ancora con te. Al ritmo veloce delle tue gambe infinite, guardando quei tuoi occhi capaci di guardare dritto negli occhi degli altri. Ci mancherà il tuo cuore pulito e capace di amare e moltiplicarsi per tutti. Ci mancherà la tua bocca polemica e sincera, capace di aprirsi in meravigliosi sorrisi e chiamare le cose col loro nome. Ci mancheranno i tuoi pensieri acuti e veloci, mai banali, pensieri curiosi del mondo e degli esseri umani, pensieri affamati di novità, pieni di progetti da portare ostinatamente avanti. Ci mancherà il tuo coraggio e amore per la vita, che hai onorato fino in fondo. Tutto questo ci mancherà ma non è perso, perché con te se ne va una parte di noi, ma dentro di noi resta un’enorme parte di te. Sei morta troppo presto, ma hai vissuto cen’anni.

 

Un ultima cosa amica mia sorella di una vita. Ti prometto che starò accanto a tua madre e tua sorella, che sono la mia seconda famiglia. E ogni volta che lo vorranno ci sarò per i tuoi figli serbando per loro ogni ricordo di te, che sei stata una madre sempre presente e stracolma di amore, che sempre li hai messi davanti a te stessa. E ci sarò per chi ti ha saputo amare attimo dopo attimo senza mai allontanarsi da quel tuo letto d’ospedale, prendendosi cura di te con coraggio fermo e un amore che non avevo mai visto, un’ amore che ti ha risarcito di tante ferite, un amore che ti meriti i fino all’ultima goccia. Perché amore hai seminato senza riserve.

 

Mi mancherai profondamente, ma da oggi guarderò il mondo anche con i tuoi occhi. Stai tranquilla tesoro bello, ad aspettarti troverai la mia mamma pronta a coccolarti e riempirti di baci. Buon viaggio, Gabriela. E che questa tua impalpabile nuova esperienza ti sia lieve.

 

Tua Saida

Tu sei una cosa grande per me…

Ti cercherò tra le onde del mare e la musica del vento, amica mia. Lì ti troverò cullata nel sole. E sono certa che la tua voce correrà fino a me.

Il bene che ti ho voluto e ti voglio lo affido a una canzone che ci struggeva il cuore e tante volte abbiamo ascoltato insieme.

Tu sei una cosa grande per me.

Ciao Gabriela, che il viaggio ti sia lieve.

La tua Saida

Tu si na cosa grande per me- Radio Dervish

Avvolgiamola d’amore (preghiera per lei)

Amore, tu che sei ovunque, che non hai luogo né tempo, tu che sei così dolce e potente. Amore, avvolgila ora che ha più bisogno di te, proteggila, curala e riscaldala. Dalle la forza e il coraggio, consolala. Amore, vola da lei. Ora.

E chi legge le mandi un sorriso lieve e unisca ancora una volta il suo amore al nostro per mandarlo a lei che combatte ma vola. Perché lei sa volare.