Di chi è un corpo malato? (Preghiera)

Di chi è il destino di una persona malata, gravemente malata, di chi è? Di chi è il suo corpo, da curare o accogliere, di chi è? E i suoi sentimenti? Le sue paure? Chi le ha in mano, chi ne governa i fili, di chi sono? Non certo del primario strapagato con seguito di tirocinanti, del dottorone che torna dalla sua bella sciatona invernale con grappini e polente, che senza guardare chi ha davanti, senza guardare il lavoro d’equipe che dura da settimane, decreta: febbre oncologica, tutto nella norma, nessuna infezione, portatela a casa con una fiala di cortisone. Di chi è il destino di una mamma, bellissima, giovane, la sorte di una professionista che aiuta altre persone a trovare la propria strada di felicità? No, non è nemmeno della dottoressa ostinata e accorata, che da giorni cerca e scandaglia, come un astronomo tra galassie inesplorate fatte di batteri, antibiotici e misteri insondabili. Non è nemmeno suo, no, nonostante voglia capire e curare, nonostante si rifiuti di arrendersi. Non è nemmeno suo. Perché se non troverà, dovrà sapersi arrendere, mollare, lasciar andare. Di chi sono allora il corpo della mia amica, la sua anima, il suo sorriso, la sua rabbia, la sua voglia di vivere e combattere, di chi sono tutti questi tesori coltivati in 46 anni? Non del suo compagno, no, neppure suoi anche se la ama alla follia: non può scegliere per lei, non può capire dove gli specialisti non capiscono, non può accollarsi una decisione troppo grande, non può sostituirsi a lei adesso; può solo guardarla negli occhi e darle amore e coraggio. E’ dunque allora di sua madre questo corpo, questo destino, di sua madre che l’ha partorita, cresciuta e poi lasciata camminare da sola? O di sua sorella, che è sangue insieme a lei? O delle sue amiche di un’eternità, che al pari del suo amato compagno non sanno che fare ma le darebbero la luna? Forse è dei suoi figli, carne della sua carne, così piccoli da ignorare persino la situazione? Certo non loro, neppure loro, che avrebbero il diritto di chiedere un miracolo e vederlo esaudito. Di chi è l’amica mia, la sua anima di chi è?

Non lo so amica mia qual è la strada più giusta per te e per il tuo male, vorrei dire che tu sei di chi ti ama veramente e quindi poter scegliere il meglio per te: ma tu sei solo tua, tua e del corso naturale delle cose. Lasciamo da parte l’onnipotenza, lasciamola da parte in ogni caso, che noi si sia amici, innamorati, medici, demoni o santi. Una persona ha il diritto di scegliere in prima persona, fino all’ultimo. Scegliere e arrendersi alla vita. Capire, certo essere informata o scegliere di non sapere, ma vivere fino alla fine da soggetto, non da pupazzo, non da cavia.

Io non lo so cosa è meglio per te, qual è la strada giusta e quale, invece, apre una porta sul buio. Ma tu sai cosa senti, sai cosa ti dice il tuo corpo, sai cosa vuoi e sai anche cosa vuoi farci credere. Sai soprattutto quale strada stai percorrendo assieme al tuo corpo. Scegli tu dunque la tua strada, amica mia, pezzo di me. Non lasciare che lo facciano un diverbio tra medici o un eccesso di amore. So che saprai trovarla e poi la insegnerai a noi. Qualunque sia la strada che percorrerai noi saremo accanto a te. Ma scegli tu, ti prego, solo tu, in un modo creativo, che saprai trovare e farci capire. In un modo connesso al naturale corso della vita. Resta in empatia con la Natura, non cedere alla rabbia se puoi. Nessuno ha il diritto di giocare la partita al posto tuo. Non è mai accaduto. Non voglio che nessuno lo faccia accadere ora. Dunque, ti supplico, prendi il timone della nave finché non deciderai di lasciarlo tu e affidarlo a chi vorrai, facci capire tu cosa vuoi per te stessa. Amati, deponi la rabbia oppure fanne la tua arma vincente, amati comunque, e trova il modo. Non ti arrendere, non ostinarti. Non arrendiamoci, non ostiniamoci. Lascia Divino che su di noi scenda la tregua, che ci si affidi alla vita, che si abbandoni l’onnipotenza, che si lasci scorrere il fiume e che si scopra cosa davvero è l’Amore. Amica mia. Noi siamo qua.

Tua Afrodite

Non ti lasceremo cadere…

Oggi non ho molta voglia di dire cose. Cose allegre  o cose tristi. Oggi mi sento impotente. Perché non so come farti volteggiare leggera, dimenticando i capelli che cadono e le ansie incommensurabili che ti stanno assalendo. Posso solo pubblicare questa immagine scovata da Atena, per dirti che siamo qua, accanto a te, ognuna a modo suo. Tutte pronte a prenderti al volo e farti tornare a volare. Tu devi solo allungare le braccia. Ti voglio bene, splendida Artemide.

Tua Afrodite

Eccoti il tuo blog, rompipalle di un’Artemide del mio cuore

Te lo dico, sei una gran rompicoglioni. Lo sei sempre stata. Son 36 anni che siamo amiche e hai sempre spaccato le balle. Quando vuoi una cosa non molli. Volevi questo blog, lo volevi a tutti i costi. “per condividere con gli altri la vita, il coraggio, il mondo dentro e il mondo fuori”, hai detto. Eccoti servita. Ecco il nostro blog. Nostro. Perché tu ci hai unito, tutte tue amiche ma manco una amica dell’altra. Tu ci hai cucito insieme e ora siamo legate che non ci lasciamo più. Hai fatto le riunioni in ospedale. Ora ci sproni da casa, via whatsapp, non molli. Eccoti il tuo blog. Sei una donna unica, meravigliosa, rara. Sono fiera di essere tua amica da sempre, dal primo giorno di prima media. Ma te lo dico, sei una gran rompicoglioni. Da quando sei malata sei pure peggio. Un turbine di vita. E pure l’ospite inatteso se ne sta accorgendo. Contro ogni previsione lo stai rimandando da dove è venuto. Fai sballare i protocolli, i valori ematici, il cervello dei medici. Stai vincendo tu, un giorno dopo l’altro. Perché sei una gran rompicoglioni. Non molli mai. Figurati adesso… Eccoti il tuo blog, meravigliosa Artemide.
Tua Afrodite

Il dono

“Andiamo in motorino stasera?”
Il comune di Milano si è fornito di scooter sharing
“Perché no!?”
Solo 20 gg fa avrei risposto:
“Mah… chissà se ci ricordiamo come si guida, non sarà pericoloso?”. 
I bambini sono al mare e noi in città. Ho fondato la mia filosofia post partum  sulla tecnica infallibile della “strage perfetta” dove si va tutti al campo santo e non restano superstiti, possibilmente animali domestici inclusi!
Così per gli aerei, le navi, la seggiovia nello sci, la macchina, tutto tutti insieme!
Potrebbe sembrare brutale, ma se ci si pensate bene è la cosa migliore.
Quando mio marito va all’estero per lavoro, viaggia da solo e per anni mi sono preparata alla sua scomparsa, pensando a come avrei tirato avanti la famiglia da sola poi ogni volta ritornava! Apparentemente morire è più difficile del previsto!
Ma tu, Tesoro, mi ha fatto un dono enorme e preziosissimo, a tutte noi stai regalando un dono unico, quello di guardarci dentro.
E ho preso la macchina con lui e in 3 gg abbiamo fatto il 1000km in Provenza! Noi due liberi con i nostri bagagli di emozioni, sentimenti, paure e progetti verso il futuro, quello che abbiamo costruito insieme e quello di cui siamo orgogliosi e con i nostri figli nel cuore (ma non in macchina con noi).
5 gg dopo siamo tornati a riprenderli al mare
Il mare, da piccola non volevo uscire mai dall’acqua, molto comune tra i bambini, ora non ci vorrei mai entrare, e per questo ci sono 3 livelli di scuse;
– troppo spesso l’acqua è fredda,
– sono nata quasi di 10 mesi con acqua nei polmoni e cianotica, da qui il mio disagio nell’acqua (non male questa eh?!),
– mi spaventa la sensazione di sospensione di immensa profondità e libertà, ecco, forse questo è più calzante!
Negli ultimi 30 anni, quando sono coraggiosamente riuscita a bagnarmi (Tesoro tu lo sai!), non ho mai immerso la testa, la ragione! giammai!
Domenica però mi sono lasciata andare alle sensazioni, come se ci fossi tu a guidarmi, la pelle abbronzata con i peletti biondi dei miei piccoli, il profumo del mare, della crema solare e un mare blu/verde che faceva voglia!
A bordo di una imbarcazione di fortuna con il mio piccolo esploratore e mio marito, mi sono fatta portare …. con fiducia, solo per divertimento, solo per stare insieme poi … splash … che bella sensazione………. poi la gara di capriole ….. poi di tuffi, e infine di tuffi buttandosi all’indietro di schiena!
Tutta l’acqua sulla faccia e tutto il corpo immerso come in un oblio, la felicità a braccetto con la paura e poi solo felicità e godimento.
Quanto dovevo aspettare? Quelli come me hanno paura di essere felici, felicità significa in qualche modo avere qualcosa che potresti perdere, meglio non avere niente da perdere, decisamente più stabile.
Cara amica, tu non solo eri li con me, ma mi hai insegnato che per proteggere quello che amo e mi rende felice non serve custodirlo al sicuro in qualche luogo segreto, ma corrergli incontro, viverlo alla luce del sole con tutte le energie e tutta la voglia di esserci, quanto ancora avrei aspettato senza di te?
La vita va vissuta da adesso senza ripensamenti!
Grazie con il cuore amica speciale
Tua Persefone

Donne che salvano la vita

Un mese fa la mamma di Saskia ha avuto un infarto, era su Facebook, si è sentita male, non riusciva a muoversi, ha scritto un messaggio di allarme: Sara, una giovane amica, ha chiamato i soccorsi. Sara ha salvato la vita a Elly,  la mamma di Saskia. Ieri ero al bar con Saskia, Elly e altre donne di veneranda età. La mamma di Saskia mi indica la cameriera, la giovane amica (Sara) e mi dice “è lei che mi ha salvato la vita”. E mi racconta: “Io ho salvato la vita a lei quando era piccola, era sempre da me, le piaceva stare a casa mia, era allegra da me. Lei mi ha regalato l’anzianità, io le ho regalato l’infanzia”. Io guardo Saskia, e penso che anche lei mi ha salvato la vita. A Padova, durante l’università, mi ha amata, scherzata, corretta, accompagnata. E me la sta salvando ancora oggi.

Poi penso a te, bella mia Artemide, e penso che anche tu mi stai salvando la vita: mi insegni come si affronta un problema così grande come un tumore; come si può ridere tantissimo in ospedale, con la flebo attaccata al braccio; come ci si prepara per la battaglia per combattere sto male bastardo; come si può essere amorevoli, altruisti con le proprie amiche, mettendole in contatto e chiedendo loro di partecipare a un progetto comune, geniale, scrivere tutte con te e per te. Anche questo progetto di scrittura, amica mia amata, mi sta salvando la vita. Mi sento in un fronte forte, deciso, combattivo: tu, io, le amiche divine. Noi donne abbiamo poteri speciali per salvarci la vita. Mi piacciono molto gli uomini ma adoro le donne.

Tua Demetra

(Biopsia fatta) E ora ti darò un nome…

Biopsia fatta! Per la cronaca, non fa male. A confronto, l’amniocentesi è davvero dolorosa. Certo, la fase dei preparativi te la potrebbero risparmiare… Con gran serenità, ti si parano davanti con pistole e pistolette, con aghi lunghi un avambraccio, alla Pulp Fiction… Difficile non vedere… Minchia! Ti pare che da lì a breve ti appenderanno in bacheca, con sotto la targetta col tuo nome! Vabbo’, è andata va’…
Ora si tratta di attendere il responso. Intendiamoci, che sia carcinoma pare non ci sia dubbio. Per carcinoma ho capito che si intende il tumore maligno. E fin qui, se di sfiga doveva andare, c’è andata tutta. Però bisogna capire di che carcinoma si tratta. Ciascuno ha il suo nome, le sue particolarità e le sue preferenze… E già, c’ha il suo carattere pure lui!

Sono pronta a conoscere il mio nemico! Sto stronzo che si è messo tra me e la mia felicità! Sto figlio di puttana che ha osato inserirsi nella mia vita per rovinarmela! Giusto adesso che le cose si stavano mettendo sempre meglio! Giusto adesso che, dopo anni di dolore in un matrimonio complesso e senza futuro, avevo ripreso in mano la mia serenità, la mia gioia, la mia pienezza!

Da due anni, avevo ripreso in mano la mia vita nella sua completezza, così come piace a me. Fatta di amore, amicizie, lavoro… Gioia… Già perché sono una persona a cui piace ridere, piace scherzare, piace affrontare la vita con il sorriso e poter ridere anche delle cose peggiori… C’è sempre un lato comico in tutto! E, secondo me, va sempre trovato perché è il modo migliore per poter affrontare anche la peggior cosa… Certo tra un po’ di mesi, verificheremo se questa è una buona strategia o se vada gettata nel cesso, come le mie inutili e ossessive precisioni!

Quindi, eccomi qui in attesa! 18esimo giorno di ospedale. Quasi non mi ricordo com’è fatta casa mia! Bah! In teoria dovrei uscire tra qualche giorno e attendere il responso in poltrona.

Non vedo l’ora di sapere chi è il mio nemico! Di conoscerlo in tutte le sue più piccole bruttezze e debolezze! Ce le avrà anche lui, ne sono certa! E sono pronta a tirargli i pugni e i calci più forti della mia vita! Non è la prima volta che devo combattere e non intendo tirarmi indietro! La vita mi ha fatto regali magnifici, in primis, i miei figli! Mai avrei pensato fosse così bello essere mamma! Ma mi ha regalato anche amici stupendi, amori importanti, tutti, anche se sono finiti, anche se non sono andati come avrei voluto, ma ci sono stati e hanno avuto un valore alto per me, per quella che ero e per quella che sono diventata, anche grazie a loro. Mi ha regalato un lavoro bellissimo, che amo e che mi impegno a fare con amore e passione, tutti i giorni. Perché credo in quello che faccio e perché credo che in tutti noi ci sia una luce divina, che deve solo trovare la via da cui uscire per illuminare il mondo.

Mi ha regalato gioie e dolori. Tutte cose importanti e fondamentali. Certo, per molte cose ho dovuto lottare parecchio. So cosa significhi. Forse nelle altre lotte, la battaglia era sempre per raggiungere qualcosa, per arrivare in un dove che mi ero prefissata… Questa volta, la lotta è contro qualcosa. Qualcosa che non ho ben chiaro cosa cazzo sia… ma qualcosa che c’è e non dovrebbe esserci perché se c’è lui, non posso esserci io!

Ecco è un po’ questo il senso. Sentire che qualcuno vuole prendersi il mio posto, la mia vita, vuole rubarmi il mio cazzo di trono conquistato a fatica e lo vuole fare senza fare il minimo sforzo! Come quelli che ti superano con nonchalance mentre sei in coda o quelli che ti fottono il posto auto mentre stai facendo manovra… E’ pressapoco quella roba lì… Che mi fa incazzare come una iena! Quindi, come iena di solito non ho nulla da invidiare ad altri. Quando ingrano la marcia non mollo l’acceleratore finché non arrivo al dunque. E così farò.

Non mi risparmierò in colpi bassi e aggressioni senza preavviso! Lo colpirò in faccia e di spalle! Lo butterò a terra! E mi riprenderò il mio cazzo di posto in prima fila! E che cazzo! Ci sono voluti anni per arrivarci e ‘mo sto stronzo me lo vuole fottere???

Ditegli che Artemide sa essere feroce con chi le reca offesa!

Ecco. Oggi mi sento così. Pronta e decisa. Determinata a non mollare. Finché non avrò la meglio. Ci saranno cedimenti. Me lo immagino. Per forza. E sarà in quei momenti, soprattutto in quei momenti, che avrò bisogno dei super poteri di tutti e che le mie amiche sorelle potranno metterli in gioco per fare da scudo, per proteggermi, per darmi ristoro prima di un’altra battaglia, ancora più dura ma ancora più vicina alla vittoria! So che sarà così. So che ci sarete. E so che, insieme, ce la faremo.
Vostra Artemide

Elogio del dito medio

Oggi. Oggi sono partita all’alba per venirti a trovare al letto 45. Ho salutato cani, gatti, figlie, marito, colline, prati e via: ho messo in moto il mio bolide trasudante aria condizionata di prima qualità e l’ho puntato alla volta del casello A7 di Portamiamilano. Mentre tu eri lì, al fresco della stanza 18, tuttavia io stavo ancora incolonnata sulla Milano-Genova, intoppata per errore di valutazione nella stupida bolgia di quelli che fanno le partenze intelligenti e tornano dal mare il lunedì mattina. Pensavo di arrivare da te alle 8.30, invece sono arrivata alle 9.45.
Ma la vita riserva sempre dettagli interessanti, basta saperli decifrare. Così grande soddisfazione durante il viaggio è stata poter alzare catarticamente il dito medio in faccia a un pirla. Uno che, mentre in corsia di sorpasso viaggiavamo tutti a 30 all’ora, mi ha fatto i fari perché aveva fretta. Mi sono freddamente spostata nella corsia centrale (quella dei 10 all’ora): la scena è passata in modalità rallenty. Quindi ho colpito. Un dito medio perfetto, tutti i muscoli delle dita della mano sinistra ben piegati, stretti, compatti, uniti: tutti a dar forza a quell’unico, coraggioso dito medio che, eretto con vigore, esprimeva in linguaggio analogico il miglior “vaffanculo” della mia vita. Vaffanculo a te, arrogante automobilista, e vaffanculo a chi pensa di fermarci. Noi, te. Te, noi.

Io quel pirla lo ringrazio, perché mi ha fatto sentire bene, mi ha fatto sentire reattiva, mi ha fatto sentire che da ora in poi nessuno ci metterà in un angolo. Siamo in cinque, come le dita di una mano e, con rispetto parlando, tu svetti come il medio.
Tua Afrodite