Comprendi il male

Ricordate il Motto di qualche giorno fa?
Sto riflettendo sulla sua presenza e la sua funzione. Negli ultimi anni, non c’è dubbio, una fetta consistente di me si era intrisa di tanta rabbia, dolore, delusione, invidia, astio, tristezza, paura… Purtroppo, il mio matrimonio e la relazione con il mio ex marito mi avevano assorbita e travolta. I miei pensieri erano spesso legati a lui e al fallimento di una storia in cui avevo creduto molto.
Non volevo accettarlo.
Al tempo stesso, ero diventata sempre più dura e feroce nel giudicare ogni suo passo come contro di me. Ci ho perso dietro un sacco di tempo e di energie! Fino al punto da non riuscire più a distinguere tra azioni veramente da arginare, perché compiute sull’onda della sua rabbia, con azioni compiute invece solo perché la pensiamo diversamente e questo non significa affatto siano contro… Anzi! Saperle distinguere è fondamentale. Io non lo sapevo più fare… A volte, il pensiero dell’altro si rivela anche migliore se ci si da il tempo di comprenderlo. Del resto, per quanto separati, quell’uomo l’avevo scelto per farci una famiglia e, oggi, posso anche reimparare a vedere il bello che possiede e ha sempre posseduto. La separazione è stata fondamentale, ma saperci stare tenendo vivo anche tutto ciò che di positivo e sano può esserci ancora nell’altro credo sia un atto di grande evoluzione per noi e per i figli.
Nell’ultimo anno, soprattutto, era andata meglio.
Non vivere assieme ci stava aiutando parecchio ma, di sicuro, negli anni di caduta libera del rapporto avevo ormai accumulato tantissimo malessere.
Poterlo vedere raccolto in un luogo e poterlo pensare come qualcosa di cui posso liberarmi, sembra incredibile ma, in certo qual modo, mi da la misura e la certezza di poterlo fare. Adesso che so. Adesso che lo guardo. Adesso che non posso sottrarmi dall’occuparmene e dal fare ‘pulizia’ dentro di me.

Ama il male…
In un certo qual modo sento di poter amare il mio male. E’ qui a ricordarmi quanto è accaduto. E’ qui a tenermi vigile rispetto a quanto posso fare. E’ qui a darmi anche gli strumenti per liberarmene.
Il mio tumore è venuto per aiutarmi a purificarmi.
Sembra un po’ folle scritto cosi… E’ vero… Ma sento che il male è venuto con l’intenzione di farmi fare un salto che, altrimenti, forse e purtroppo, non sarei stata in grado di fare. Questo male è legato agli anni recenti, ma anche ai pensieri e alle idee che, evidentemente, avevano spazio dentro di me da tempo. Ancora e da sempre. E’ un po’ come se questa fosse l’occasione per cambiare registro e pagina. Profondamente. Guardando a me e alla mia esistenza con uno sguardo più ottimista e positivo per tutto ciò che mi riguarda.
Cosa nuova e desiderata.
Liberarmi da questo male può significare davvero riconoscermi un pieno diritto all’Esistenza. Un pieno diritto allo stare bene ed esserci con serenità.
Amo questo male perché mi sta offrendo questa possibilità.
Il mio ‘essere al mondo’ l’ho sempre un po’ vissuto come un dover stare nella ‘stanza degli ospiti’. Ci sei, ma è bene che più di tanto non crei disturbo e, al tempo stesso, le cose della vita vanno conquistate, occorre tanto (troppo!) impegno per prenderle! Come ‘ospite’ c’è da fare sempre una fatica in più. Un po’ come prendere il codino che penzola sulla giostra del Luna Park! I ‘non ospiti’ sono tutti più alti! Fai una fatica bestiale e ci devi mettere uno slancio anche feroce per batterli e accaparrarti un giro gratis!
Ecco, come posso non amare un male che è venuto a dirmi di entrare nel ‘salotto buono’ a pieno diritto??? Un male che sì, è vero, devo scalciare… è qui per questo! Ma c’è per tenermi il posto! Appena arrivo se ne va! E’ lì un po’ bruttino, ma e lì, per me! Del resto, fosse bello, magari lo lascerei stare… O lascerei ancora la poltrona libera senza rendermi conto che lo è e spetta a me sedermici (!!!) senza dover sgomitare ed affannarmi!
…Incredibili i film che ci facciamo! Ma è così…

Ringrazia il male…
E’ inevitabile. In questa prospettiva è tutto più chiaro. Sia beninteso, non c’è alcuna colpa nell’avere un tumore. Non smetterò mai di dirlo. Un tumore puo’ capitare. A chiunque. Qualunque tipo di vita conduca e qualcunque siano le storie, i pensieri e le convinzioni che lo guidano.
Ma un tumore puo’ essere un’opportunità. Non c’è dubbio. Mi sta imponendo con forza delle riflessioni e considerazioni che, forse, non avrei mai fatto. Tante cose anche già viste e attraversate in anni di terapia, ma occorreva un altro passo! Non posso che ringraziarlo se resto fedele allo sguardo che mi rende limpida e lucida di fronte al suo messaggio e di fronte a quanto posso fare di diverso. A quanto posso offrirmi. Posso e devo. Da adesso. Liberarmi da tutto ciò che ha reso cupo il mio essere. Farlo diventare luce. Nuova e pulsante di vita, di gioia, di leggerezza.

Distaccati dal male…
…e mandalo in vacanza in un bel luogo dove possa divertirsi e riposarsi dopo le fatiche di questi anni. Se mi siedo sulla poltrona, lui può andarsene.

Ci sto lavorando… Chemio su chemio è un po’ come se facessi i miei primi passi nel ‘salotto buono’. Sono ancora distante dalla poltrona. Ma la vedo.
Me la immagino bella e comoda. Ed io  ben vestita e sorridente che mi avvicino con passo lento, ma deciso.

Il mio tumore è lì…
Ricordate Coso? Potrebbe proprio essere così. Lui però non è più così rabbioso e potente. Non ne ha più bisogno. Finalmente ho capito cosa vuole! Quindi e lì, un po’ annoiato per l’attesa e, adesso, anche stanco… E’ affaticato dal mio metterci così tanto tempo prima di andare da lui a prendere il posto!
Se fantastico sul seguito…
Mi avvicino. Gli sorrido.
Lui alza lo sguardo. I suoi occhi sono vivi e carichi di attesa e speranza.
Il posto e’ mio, se lo chiedo con convinzione senza arrabbiarmi, e’ pronto ad andarsene…
Si alza e si allontana.
Senza cenni, senza fronzoli, senza parole. E’ pronto ad andare.
Io rimango a fiato sospeso per un attimo. E’ un momento solenne!
Quella è la mia poltrona! Ed è sempre stata lì. Per me! Finalmente ora so. Ora vedo. Ora la posso toccare.
Con gesti e movimenti attenti e rispettosi mi siedo. Mi sistemo. E’ anche comoda!
Da qui, il mondo ha tutt’altra faccia!
La mia poltrona e’ semplice, ma anche comoda e colorata. E’ bellissima! E’ la mia poltrona nel mondo!

E dove mando Coso???
Sara’ l’estate, sarà che sono nata nel mare e il mare per me è l’elemento chiave della vita. Impossibile sopravvivere senza!
Mando Coso al mare! Maldive, bordo piscina, cocktail, sole, brezza marina… Cappello di paglia in testa, elegante mise di lino… Coso sta una bellezza!
Manda cartoline da laggiù.
Non potevamo che renderci più felici!

Ecco come potrebbe andare… Ecco come voglio vada… Ce la sto mettendo tutta Coso per liberare te e liberare me! Lo so, tocca a me il grosso e so che non è ancora finita ma… Abbi fede e fiducia! Io ce le ho sempre di più!
Vostra Artemide

Rinascita!

Per fortuna quella brutta giornata si è conclusa bene per l’intervento provvidenziale di una dottoressa che mi ha consigliato il mitico Buscopan!
Stavo per andare al Pronto Soccorso e, invece, incredibilmente ho trovato qualcuno che potesse aiutarmi per telefono! Piangevo di gioia!

Da qualche giorno, mi sento davvero meglio. E’ bellissimo! Sto riacquisendo un po’ di forze, finalmente riesco ad uscire di casa e fare delle passeggiate. Mi aiuto con un bastone perché anche i muscoli, in questi mesi, ne hanno risentito ma sono molto felice perché mi sembra davvero che le chemio stiano facendo effetto.

Oggi in uno scambio con un mio grande maestro ho condiviso un pensiero che trovo molto vero. Rispetto ai tumori la parola ricorrente è Combattere. Credo ci possa essere molto di più. Non è combattendo che ci si ‘libera dal male’. Occorre bel altro. Il male arriva e porta con sé un messaggio non può essere trascurato.
E quindi, su suggerimento di una delle persone più speciali che conosca, ecco il mio nuovo motto: Comprendi il male, ama il male, ringrazia il male e poi distaccatene…
Mandalo in un bel luogo di vacanza dove possa divertirsi e riposarsi dopo le fatiche di questi anni.
Care Divine… Ogni giorno vissuto mi insegna qualcosa di più.
Vostra Artemide

Oggi è durissima

Oggi è durissima.
La stipsi si è fatta avanti con forza. La volta scorsa è stato l’opposto. Questa volta è difficilissimo.
Il dolore per gli sforzi è stato davvero grande. Tremavo e non avevo le forze per riuscire a fare nulla. Neanche il clistere è servito e, adesso, sono terrorizzata dal sentire ancora male.

Quello che ha fatto davvero male è il retto che nello sforzo ha fatto fatica a tornare nella normalità. Adesso, ho così paura che non riesco neanche ad urinare da ore.
Non è il massimo come racconto, ma sta succedendo anche questo e penso sia importante lasciarne traccia.

Con la tachipirina 100 spero di sortire qualche effetto calmante.
Attendo che un po’ di dolore passi.
Incrocio le dita e sudo freddo.
Oggi non me l’aspettavo ma sembra il colpo di coda finale post chemio, come la volta scorsa in cui ero stata molto male proprio quando mi sembrava di aver ricominciato a riprendermi.
Bastardo!
Attende che abbassi la guardia per attaccare.
Ma so rialzarla subito e non mollo! Ancora di più!
Vostra Artemide

Eccomi qui che mi rivolto nel letto ma non voglio dargliela vinta.
Tra un po’ staro’ ancora meglio.
Ne sono convinta e, intanto, cerco di pazientare e stare tranquilla finche’ passer

Riflessioni attorno a un fegato ferito

Ci sono diverse lesioni su tutto l’organo

Si, me l’hanno descritto pressapoco così.

Me lo sono immaginato come se avesse ricevuto tante pugnalate… E, in un certo qual modo, penso proprio sia andata così. Penso di sapere da dove far partire tutto ciò. Forse anche da molto lontano. Ma, di sicuro, gli ultimi anni sono stati quelli decisivi. Anni in cui so di aver vissuto scissa. Scissa in una dimensione in cui la mia vita si divideva nettamente tra l’esterno e quello che accadeva in casa.

Fuori c’erano la gioia, i bimbi, gli amici, il lavoro, con tante soddisfazioni e novità. Raccoglievo dei frutti importanti sotto tanti punti di vista e mi sentivo felice per le mie conquiste. In casa, o meglio, con il mio ex marito, invece, le cose andavano malissimo. Da tempo. Una parte di me soffriva ogni giorno, se ne disperava ogni giorno, senza trovare una soluzione, un appiglio, un modo per cambiare direzione.

Nonostante i miei mille tentativi sembrava non ci fosse via d’uscita. La mia ostinazione mi ha fatta ammalare. Avrei dovuto fermarmi prima. Avrei dovuto comprendere prima che non valeva la pena farsi così male. Nonostante i figli. Sì. Nonostante e a prescindere. Quando va male in un matrimonio con i figli, li si fa diventare la scusa per non muovere un passo. Incatenati ai sensi di colpa del dover far pagare loro gli errori di adulti, che non sono in grado di essere tali. Anch’io li ho usati per fermarmi, per placarmi ma, soprattutto, per proteggermi perché avevo paura di agire. Paura di chiudere. Paura di quello che sarebbe stato. Avessi potuto vedere un poco più in là del mio naso avrei capito che poteva andare meglio solo separandomi. Che sarei tornata ad essere Una e non divisa tra due mondi lontani anni luce. Che avrei di nuovo provato gioia profonda e serenità. Che il mio cervello e le mie viscere si sarebbero finalmente liberate e alleggerite di quel pesante fardello e quell’incessante rumore di fondo dei pensieri di chi non ce la fa più a stare in una situazione, ma si sta imponendo di farlo per paura, per vigliaccheria e per il quieto vivere di chissà chi.

Ma non potevo saperlo.

Alla fine, è andata. Ce l’ho fatta a chiudere. Ce l’ho fatta a combattere ancora, e tanto. Anche per chiudere. E, di questo, sono infinitamente felice e orgogliosa! Ma, ormai, il danno era evidentemente fatto. E adesso il mio corpo è venuto a ricordarmelo. Ho lasciato che mi venisse fatto troppo male. Mi sono fatta troppo male. Ho fatto, a mia volta, troppo male. E adesso quelle pugnalate sono anche visibili. Visibili anche dai medici che guardano il mio fegato. Pugnalate inferte con rabbia e disperazione. Quello che ho vissuto. Quello che ho lasciato che accadesse.

Non me ne faccio una colpa. Sia ben inteso. Ma voglio aver chiaro cosa è successo. Voglio aver chiara la mia parte di responsabilita’ in tutto cio’. Per tenerne conto e partire da qui per andare oltre. Sanando queste ferite. Ricucendo. Scacciando. Ripulendo. Pur facendo tesoro di quanto è successo. Una dura e amara lezione di vita. Che nessuno dovrebbe arrivare a vivere ma, evidentemente, necessaria per chi, come me, è capace di tollerare ‘troppo’ e ha da imparare a fermarsi e a fermare prima chi va oltre.

Il mio corpo non dimentica.
Io non dimentico.
Io non offro più il fianco per un’altra pugnalata. Anche fosse solo indulgere nell’ipocrisia del momento.

E il Fegato ringrazia.

Ti porto a casa, amica mia

Amica non vedo l’ora di conoscere come te nome e cognome del cornuto che ti ha rubato il posteggio per mandargli qualcuno sotto casa a fargli il trattamento che si merita.
Seri professionisti s’intende. Niente di personale eh… O forse un po’ si stavolta, molto personale. Sei 30 anni della mia vita, quello non si deve permettere neanche per sogno di rubarti il posteggio. Eh no.
Domani mattina passo da te amica. Parliamo di dimissioni e casa tua.
I gerani stanno bene. Sono i più belli del corso.
Pure tu.
A domani amica.
Tua Atena

(Biopsia fatta) E ora ti darò un nome…

Biopsia fatta! Per la cronaca, non fa male. A confronto, l’amniocentesi è davvero dolorosa. Certo, la fase dei preparativi te la potrebbero risparmiare… Con gran serenità, ti si parano davanti con pistole e pistolette, con aghi lunghi un avambraccio, alla Pulp Fiction… Difficile non vedere… Minchia! Ti pare che da lì a breve ti appenderanno in bacheca, con sotto la targetta col tuo nome! Vabbo’, è andata va’…
Ora si tratta di attendere il responso. Intendiamoci, che sia carcinoma pare non ci sia dubbio. Per carcinoma ho capito che si intende il tumore maligno. E fin qui, se di sfiga doveva andare, c’è andata tutta. Però bisogna capire di che carcinoma si tratta. Ciascuno ha il suo nome, le sue particolarità e le sue preferenze… E già, c’ha il suo carattere pure lui!

Sono pronta a conoscere il mio nemico! Sto stronzo che si è messo tra me e la mia felicità! Sto figlio di puttana che ha osato inserirsi nella mia vita per rovinarmela! Giusto adesso che le cose si stavano mettendo sempre meglio! Giusto adesso che, dopo anni di dolore in un matrimonio complesso e senza futuro, avevo ripreso in mano la mia serenità, la mia gioia, la mia pienezza!

Da due anni, avevo ripreso in mano la mia vita nella sua completezza, così come piace a me. Fatta di amore, amicizie, lavoro… Gioia… Già perché sono una persona a cui piace ridere, piace scherzare, piace affrontare la vita con il sorriso e poter ridere anche delle cose peggiori… C’è sempre un lato comico in tutto! E, secondo me, va sempre trovato perché è il modo migliore per poter affrontare anche la peggior cosa… Certo tra un po’ di mesi, verificheremo se questa è una buona strategia o se vada gettata nel cesso, come le mie inutili e ossessive precisioni!

Quindi, eccomi qui in attesa! 18esimo giorno di ospedale. Quasi non mi ricordo com’è fatta casa mia! Bah! In teoria dovrei uscire tra qualche giorno e attendere il responso in poltrona.

Non vedo l’ora di sapere chi è il mio nemico! Di conoscerlo in tutte le sue più piccole bruttezze e debolezze! Ce le avrà anche lui, ne sono certa! E sono pronta a tirargli i pugni e i calci più forti della mia vita! Non è la prima volta che devo combattere e non intendo tirarmi indietro! La vita mi ha fatto regali magnifici, in primis, i miei figli! Mai avrei pensato fosse così bello essere mamma! Ma mi ha regalato anche amici stupendi, amori importanti, tutti, anche se sono finiti, anche se non sono andati come avrei voluto, ma ci sono stati e hanno avuto un valore alto per me, per quella che ero e per quella che sono diventata, anche grazie a loro. Mi ha regalato un lavoro bellissimo, che amo e che mi impegno a fare con amore e passione, tutti i giorni. Perché credo in quello che faccio e perché credo che in tutti noi ci sia una luce divina, che deve solo trovare la via da cui uscire per illuminare il mondo.

Mi ha regalato gioie e dolori. Tutte cose importanti e fondamentali. Certo, per molte cose ho dovuto lottare parecchio. So cosa significhi. Forse nelle altre lotte, la battaglia era sempre per raggiungere qualcosa, per arrivare in un dove che mi ero prefissata… Questa volta, la lotta è contro qualcosa. Qualcosa che non ho ben chiaro cosa cazzo sia… ma qualcosa che c’è e non dovrebbe esserci perché se c’è lui, non posso esserci io!

Ecco è un po’ questo il senso. Sentire che qualcuno vuole prendersi il mio posto, la mia vita, vuole rubarmi il mio cazzo di trono conquistato a fatica e lo vuole fare senza fare il minimo sforzo! Come quelli che ti superano con nonchalance mentre sei in coda o quelli che ti fottono il posto auto mentre stai facendo manovra… E’ pressapoco quella roba lì… Che mi fa incazzare come una iena! Quindi, come iena di solito non ho nulla da invidiare ad altri. Quando ingrano la marcia non mollo l’acceleratore finché non arrivo al dunque. E così farò.

Non mi risparmierò in colpi bassi e aggressioni senza preavviso! Lo colpirò in faccia e di spalle! Lo butterò a terra! E mi riprenderò il mio cazzo di posto in prima fila! E che cazzo! Ci sono voluti anni per arrivarci e ‘mo sto stronzo me lo vuole fottere???

Ditegli che Artemide sa essere feroce con chi le reca offesa!

Ecco. Oggi mi sento così. Pronta e decisa. Determinata a non mollare. Finché non avrò la meglio. Ci saranno cedimenti. Me lo immagino. Per forza. E sarà in quei momenti, soprattutto in quei momenti, che avrò bisogno dei super poteri di tutti e che le mie amiche sorelle potranno metterli in gioco per fare da scudo, per proteggermi, per darmi ristoro prima di un’altra battaglia, ancora più dura ma ancora più vicina alla vittoria! So che sarà così. So che ci sarete. E so che, insieme, ce la faremo.
Vostra Artemide

Biopsie, attese e burocrati folli

Ancora niente biopsia! Attendiamo che la bilirubina scenda! E la bilirubina pare sia una che se la sa prendere molto comoda… Che corre a fare!
Niente biopsia, niente inizio chemio e a me sale l’ansia! Più attendiamo più mi sale l’ansia… Mah!
Qui ho capito che l’esercizio maggiore è quello della pazienza con picchi interessanti anche sulla fiducia. Fiducia in chi mi sta curando, intendo. Sapranno bene cosa stanno facendo? Avranno chiaro che più il tempo passa più il tumore aumenta… Mah!
Ovviamente, pazienza e fiducia non sono mai state il mio forte. Ho tante belle doti… Che, prima o poi, scoprirò per benino… Ma in quanto a difetti, la carenza su quei due lì è indiscussa!
E il tempo se ne va… Intanto, sto imparando a gestirmi in autonomia le flebo. So aprirle e chiuderle e so evitare il reflusso di sangue alla fine… Poco fa, le infermiere, mi hanno proposto di fare il giro stanze con loro domani. Quasi quasi…
Altra chicca sulla mia memorabile ossessiva attenzione e organizzazione oltre che fisica, burocratica. L’ufficio Tasi (la tassa sulla rumenta) ha fatto casino e mi ha addebitato ben 3 utenze di 3 case diverse. Una di queste non c’e’ neanche più. Alla domanda come mai mi è stato risposto che, nonostante tutte le mie corrette denunce, compilazioni moduli, consegna documenti, fax e compagnia bella, potrei sempre vivere ancora abusivamente in quelle case con buona pace dei nuovi inquilini… Diciamo che fanno pagare a me i rifiuti per ricambiare l’ospitalità… In buona sostanza, il Comune di Milano mi aiuta ad essere educata e riconoscente… Questi sono pazzi!
Se esco da questo scherzo della vita, al grido ‘Fottitinne!’, come diceva Woody Allen in ‘Provaci ancora Sam’ (non fottitinne, sia chiaro), trasformerò la mia casa in un bordello algerino dove si fumerà hashish da mane a sera, bevendo rum a tazze! Manco so che gusto c’ha ma fa tanto trasgressione!!!!
A proposito, l’ago aspirato per la biopsia lo farò con la fotocopia di Peter ‘O Toole in Don Chisciotte. Mai visto? Il film è spassoso. Mi preoccupa solo un po’ averlo in testa quando sarò a far l’esame. Don Chisciotte era fuori come un balcone! Speriamo si tratti di una somiglianza solo superficiale.
Vostra Artemide

Se mi fermo a pensare

Se mi fermo a pensare non posso crederci. Ma dove diavolo sono finita? Cosa cacchio mi sta succedendo? Cos’è successo al mio corpo? Perché? Perché adesso? Perché a me? Perché non è comparso nulla mesi fa? Perché a tutti sti cazzo di controlli che faccio ogni santo anno non si è visto nulla? Ma a cosa serve stare attenti? A cosa serve fare un checkup regolarmente? A cosa servono fior fior di esami se poi bastano pochi mesi perché non valga più nessun risultato? Perché tutto si ribalti? Perché una vita diventi una vita incerta, dove non si sa cosa accadrà, come, quando… E se… Se finirà il male o se andrà nella peggiore delle ipotesi… Quella che non riesco neanche a scrivere!

Oggi, 4 luglio… Tra pochi giorni sarei dovuta tornare a riabbracciare i miei bambini, i miei amati e adorati bimbi, già al mare con il papà. Tra pochi giorni li avrei rivisti, avrei finito di lavorare e poi sarei corsa da loro. Ogni volta è una gioia! Avevo programmato tutto… In agosto li avrei portati in vacanza io. Avevo preso casa… I biglietti degli aerei… Contavo già i giorni. Ne mancavano pochi ormai… Sognavo le lunghe giornate di mare a giocare, a tuffarci, a organizzare serate con gli amici… Già… I miei cari amici del mare… Le persone che ogni anno raggiungo in Sicilia. Ogni anno mi riunisco a loro… Sono un balsamo per me… Boccate di ossigeno. Mi ricarico di affetti, divertimento, riposo. È la mia speciale ricarica per affrontare poi un altro anno di lavoro, di imprevisti, di routine, di pensieri, di fatiche, di gioie e di dolori… Ogni anno quando li riabbraccio mi sembra sia passata solo un’ora dall’ultima volta che l’ho fatto…
Ho una paura fottuta!
Non so cosa mi accadrà e ho il terrore di sentire ancora male… Ho paura di vomitare, ho paura di perdere i capelli, di avere quelle cose terribili che, prima o poi, tutti noi abbiamo visto o sentito dire sulla chemio… Ho il terrore che non passi… Ho il terrore che tutto possa finire così. Così di merda… Un giorno finisco in ospedale e non ne esco più… Che schifo! Mi tremano le mani a pensarci!
Quando faccio alcuni esami, a volte, i medici si appartano a parlare di me… Resto sola, in silenzio, con il fiato sospeso sperando di sentire qualcosa e sperando, giuro, sperando che nessuno menta mai, che nessuno mi nasconda nulla, che nessuno ometta qualcosa di importante.
Non lasciatemi senza le parole! Non lasciatemi senza il senso, senza la verità, senza la realtà. Vi prego. Voglio sapere tutto, voglio essere partecipe di tutto. In questa merda ci sono io e qualsiasi cosa sia, devo essere io a farci conti. Qualsiasi cosa sia prima o poi dovrò essere io a spiegare ai miei figli come mai quest’anno niente vacanze, come mai non ho più i capelli, come mai non sto in piedi… Hanno 9 e 11 anni: sanno, vedono, hanno sempre chiesto e hanno sempre ricevuto risposte su quello che accadeva. Le risposte adatte a loro, ma pur sempre vere, sincere, autentiche. Perché anche loro potessero dare un senso alle cose e comprendere il dolore di qualche amico dei grandi e anche, purtroppo, il dolore di una loro amica.
Oggi è un 4 luglio un po’ strano… E le mie più care amiche ho capito ancora di più perché sono le mie più care amiche. Sono persone speciali…
La vita mi ha fatto regali speciali, porcamiseria! Voglio avere ancora tanto altro tempo per godermeli!!!!
Vostra Artemide

Pensieri sparsi

Parallellismi
2008
Risponde Rosario, 28 anni, calabrese, gay, ospite di una Comunità Psichiatrica.
Come si sente, oggi?
“Dottoressa, non so che ddddire, io mi sento ddddentro un Arcobbbbaleno di emozioni!!!”. Ricordo ancora la testa ciondolante e le mani vibranti nell’aria a descrivere gli effetti psichedelici del suo Arcobbbbaleno.

2015
Rispondo io.
Come si sente, oggi?
“Di Merda. Grazie. Immagina davvero un altro modo in cui io possa sentirmi?”

Una bellezza
In undici giorni, vasche di soluzione fisiologica in vena, taniche di antidolorifici, un intervento che mi ha resa bionica con due cannucce conficcate nel fegato. Visite ed esami degni di una preparazione spaziale alla Cristoforetti. Ho cambiato stanza perché l’hanno passata agli uomini e mi sono riempita di croste per via del prurito per l’ittero.
Braccia a pelle di leopardo, lividi e bozzi in quantità.

L’allenamento di un marine prevede che…
L’allenamento degno di un Marine prevede: sveglia alle 5.30, prelievi a volontà, luce a pieno regime, la notte d’improvviso e la mattina prima che albeggi. Rumori di ogni genere dentro e fuori dalla stanza. In particolare la notte, altrimenti si rischia di dormire. Pasti frugali, poche cose e possibilmente sempre uguali a se stesse: purea e minestrina. Stesso brodo per giorni e, quando non basta per tutti, lo si diluisce con l’acqua. Aria condizionata a intermittenza e, soprattutto, assenza completa di tende o tapparelle. In particolare, nei momenti in cui il sole picchia duro.
Ci hanno detto che serve per abituarci alle zone con clima particolarmente umido. Credo prevedano di mandarci in missione nelle paludi.
Sullo sfondo la colonna sonora e la memorabile corsa di Rocky sulla scalinata… Devo allenarmi a urlare Adrianaaaa!!! Con la bocca storta e l’occhio cascante… Non è facile, ma di tempo non me ne manca.
Vostra Artemide

Incipit – pensieri sparsi

Chiappe nel buio.
Ospedale. Nella penombra delle luci salva nanna, due chiappe saltellanti, di una certa prestanza. Vestitino bianco e carrellino della spesa… Forse no, non è il carrello della spesa… Fa lo stesso rumore… Reparto uomini? Donne? Reparto misto?! Misto. Vacca miseria, siamo avanti! Ma anche nelle camere? Ah, beh! No! Qui fanno ancora a stanze alterne.

Borsetta da disfare.
Borsetta da disfare. Mutanda da cambiare. Ago in vena. Sacche e bottigliette sospese nello spazio. Luce spenta.
Il dito su per il deretano non me lo aspettavo. In un attimo, zac! Ma questo accadeva tante ore fa.

Più della mamma.
Sguardo assorto nel nulla di tre magiche bowindows. Tra i grattacieli, Unicredit… E’ bene non dimenticare che a ogni minuto trascorso qui, il mio conto si può solo assottigliare. Tu non te lo immagineresti mai ma – è incredibile – puoi star certo che le banche sono sempre al tuo fianco, più della mamma.

Tumore a chi?!
Tumore a chi? Eh? A chi lo stai dicendo? Lo dici a me? Prova a ripeterlo? Dai! A chi?
Chi ha l’età per ricordarsi Scarface può già ritenersi fortunato di essere arrivato fin qui.

Al fegato.
Fegato???? Ma i miei bei calcoli e la mia bella e pingue cistifellea di ormai 15 centimetri non sono più di interesse? Stavamo parlando di quella fino a poche ore fa! Dai! Che cazzo dici? Ti sei bevuto il cervello? Tumore al fegato lo dici a tua sorella! Il mio poi è spaziale: non bevo, non fumo, mai avuta epatite in vita mia, ben 8 anni di astinenza sessuale fino a poco tempo fa! Donna santa purificata e sacra! Pronta per la beatificazione da un momento all’altro e tu mi dici tumore al fegato????? Mavaffan…

Occhi di ragazza.
Avevo un anno quando la cantava Morandi. La mia dirimpettaia ne ha 90. Di anni s’intende. Quattro operazioni per calcoli. Occhi di ragazza. E una parlantina come se quel poco tempo che le resta dovesse essere riempito al più presto di tutto quello che è mancato, c’è stato, è andato, non è andato… Non pulò fermarsi. Il mondo deve sentire, deve vedere. Adesso, subito! Dopo è tardi!
Fasi della vita. La mia e la sua.
Preoccupazioni a confronto.
Tumore vs lividi nel braccio per il prelievo.
Alterno tenerezza a profonda incazzatura!

Il dottore belloccio.
Oggi altro casting di Karl Lagerfield… Qualcuno deve averglielo detto… Che vitaccia!
Bello come il sole, pronto agli scatti e alla folla che lo acclama. Passo da pantera, occhi azzurro mare, fisico palestrato quanto basta… Che bel vedere!
Però…
Però.
Dottore!!! Dottore!!!! Siamo in Chirurgia!!!
Niente. Non mi sente… Riflettori, flash, rumore…
Mi fa un bell’occhiolino e se ne va.
Che bello! Che bel vedere, valà.
Già… Già… Eh già…Ma oggi chi cazzo mi dice come sto???

Vostra Artemide