Tu, il mio raggio di sole

Sono in piscina, ero da sola con le bimbe, un paradiso. Poi è arrivata una famiglia di 10 persone, tra cui nonni vari, zii e un termos cadauno con le lasagne al forno… Le mie figlie, ignare dell’invasione barbara, sguazzano nell’acqua, mentre io prendo il sole e penso a te. Penso pure che a leggere magari mi manderai a quel paese, che io sono qua beata e tu nella stanza 18 del Fatebenemafatepresto. Penso che avrei voglia di telefonarti, chiacchierare, sentire i tuoi consigli, i tuoi punti di vista… penso che ho una vita complicata, ma bella. Ho un marito con un cancro metastatico al seno, una gran voglia di vivere e una sorella di vita, che sei tu, che dovrà lottare tosto. Penso che ho due splendide bimbe piene di allegria, tanti amici con cui porto avanti progetti e sogni. Penso che ho 46 anni e sono più bella e sicura che a 20. Penso che la vita sa inventarsi storie che io non riesco nemmeno a immaginare per una messa in scena. Nel male, ma spessissimo nel bene. Penso che sei un pezzo di me, un enorme pezzo di me, 36 anni di me e di te, di confidenze, giochi, litigi e sostegno reciproco. Penso che tu sei parte inscindibile della mia vita e inizi a mancarmi sempre di più. Penso che sai lottare mille volte più di quanto lo sappia fare io, che mi sei dentro con la tua forza e io sono dentro te con la mia vitalità. Sento che mi dici “anche tu sei forte”, me lo dici sempre, dici: “Sapete? Lei ha molte più palle di quel che credete”.
Vorrei portarti in ospedale un pezzo di sole e un tuffo di acqua fresca, mi manchi da impazzire. Vedi di risolvere presto questa colossale rottura di scatole. Perché, se l’attrice sono io, il colpo di teatro l’hai fatto tu? Un bacio e un raggio di sole.

Ps: non è vero che abbiamo messo i tuoi filetti di merluzzo congelato nel Campari, ma ti giuro che ci abbiamo seriamente pensato.
Tua Afrodite

Se mi fermo a pensare

Se mi fermo a pensare non posso crederci. Ma dove diavolo sono finita? Cosa cacchio mi sta succedendo? Cos’è successo al mio corpo? Perché? Perché adesso? Perché a me? Perché non è comparso nulla mesi fa? Perché a tutti sti cazzo di controlli che faccio ogni santo anno non si è visto nulla? Ma a cosa serve stare attenti? A cosa serve fare un checkup regolarmente? A cosa servono fior fior di esami se poi bastano pochi mesi perché non valga più nessun risultato? Perché tutto si ribalti? Perché una vita diventi una vita incerta, dove non si sa cosa accadrà, come, quando… E se… Se finirà il male o se andrà nella peggiore delle ipotesi… Quella che non riesco neanche a scrivere!

Oggi, 4 luglio… Tra pochi giorni sarei dovuta tornare a riabbracciare i miei bambini, i miei amati e adorati bimbi, già al mare con il papà. Tra pochi giorni li avrei rivisti, avrei finito di lavorare e poi sarei corsa da loro. Ogni volta è una gioia! Avevo programmato tutto… In agosto li avrei portati in vacanza io. Avevo preso casa… I biglietti degli aerei… Contavo già i giorni. Ne mancavano pochi ormai… Sognavo le lunghe giornate di mare a giocare, a tuffarci, a organizzare serate con gli amici… Già… I miei cari amici del mare… Le persone che ogni anno raggiungo in Sicilia. Ogni anno mi riunisco a loro… Sono un balsamo per me… Boccate di ossigeno. Mi ricarico di affetti, divertimento, riposo. È la mia speciale ricarica per affrontare poi un altro anno di lavoro, di imprevisti, di routine, di pensieri, di fatiche, di gioie e di dolori… Ogni anno quando li riabbraccio mi sembra sia passata solo un’ora dall’ultima volta che l’ho fatto…
Ho una paura fottuta!
Non so cosa mi accadrà e ho il terrore di sentire ancora male… Ho paura di vomitare, ho paura di perdere i capelli, di avere quelle cose terribili che, prima o poi, tutti noi abbiamo visto o sentito dire sulla chemio… Ho il terrore che non passi… Ho il terrore che tutto possa finire così. Così di merda… Un giorno finisco in ospedale e non ne esco più… Che schifo! Mi tremano le mani a pensarci!
Quando faccio alcuni esami, a volte, i medici si appartano a parlare di me… Resto sola, in silenzio, con il fiato sospeso sperando di sentire qualcosa e sperando, giuro, sperando che nessuno menta mai, che nessuno mi nasconda nulla, che nessuno ometta qualcosa di importante.
Non lasciatemi senza le parole! Non lasciatemi senza il senso, senza la verità, senza la realtà. Vi prego. Voglio sapere tutto, voglio essere partecipe di tutto. In questa merda ci sono io e qualsiasi cosa sia, devo essere io a farci conti. Qualsiasi cosa sia prima o poi dovrò essere io a spiegare ai miei figli come mai quest’anno niente vacanze, come mai non ho più i capelli, come mai non sto in piedi… Hanno 9 e 11 anni: sanno, vedono, hanno sempre chiesto e hanno sempre ricevuto risposte su quello che accadeva. Le risposte adatte a loro, ma pur sempre vere, sincere, autentiche. Perché anche loro potessero dare un senso alle cose e comprendere il dolore di qualche amico dei grandi e anche, purtroppo, il dolore di una loro amica.
Oggi è un 4 luglio un po’ strano… E le mie più care amiche ho capito ancora di più perché sono le mie più care amiche. Sono persone speciali…
La vita mi ha fatto regali speciali, porcamiseria! Voglio avere ancora tanto altro tempo per godermeli!!!!
Vostra Artemide

Senza mutande

Esco dall’ospedale, prendo la metro, vado al parcheggio. Puzzo come un porco. Chissà se te ne sei accorda dal letto 45… Metto in moto, mi perdo in tangenziale. Non dovevo prendere la tangenziale, dovevo arrivare alla barriera dell’A7. Chissà se ti sei accorta che puzzavo dal letto 45… Guido, ritrovo la strada, arrivo in cascina. Un’ora e mezza, gli occhi che mi si chiudono. Chissà se dormi, ora… Entro in casa, mi infilo la camicia da notte alle 3 del pomeriggio, dormo due ore. Mi sveglio, mi infilo un vestito sul corpo nudo. Fa un caldo schifoso. Il vestito è al rovescio, io sono senza mutande… Vabbe’, non si vede e devo solo preparare la cena. Ceniamo. Sparecchio. Corro in bagno a fare una doccia.

Tolgo il vestito e mia figlia, quella sagace di 5 anni, mi dice guardandomi dall’alto del water dove è impegnata in una seduta intensa: “Ma mamma, tu vai sempre in giro senza mutande?”
No, tesoro, ho avuto una giornata un po’ cosi, ma ti giuro, ti giuro che di solito le metto.
È scettica ma indulgente.
Tira l’acqua e dice: “Quando sarò grande come te posso andare anch’io in giro senza mutande?”

No.
Si dai.
Ma valà.
Dai.
No.

Chissà se tu metti le mutande sotto il pigiama? Sai che non lo ricordo più. Chissà se stai dormendo… Io ora esco, ho le prove dello spettacolo. E domani altre prove. E tutta la vita prove, per la vita. Ma noi siamo qui, con te. Perché ci vuole fegato.
Tua Afrodite

Piadine e cerette

Questo pomeriggio, mentre mio figlio di 8 anni mi tirava le piadine per cena, mi facevo la ceretta al volo per venirti a salutare prima di assentarmi per quattro giorni nel weekend: che pasticcio colossale, piadine buonissime dalla forma improbabile (in Romagna non posso più mettere piede) e un paio di pantaloni da mettere per forza, nonostante il caldo torrido, per nascondere qua e là pezzi di ceretta verde superappiccicosi. Ma sono passata a salutarti e questo mi ha fatto stare bene… Un’ora dopo, non lontano dall’ospedale, la lezione di beach volley del giovedì sera: la sabbia appiccicata senza pudore alcuno, a cartina geografica!
Tua Persefone